Sgravi contributivi per le imprese che mettono in campo strumenti per la conciliazione tra lavoro e vita familiare, ottenendo la certificazione UNI/PdrR 192:2026, un nuovo strumento entrato in vigore proprio in questi giorni per il riconoscimento di organizzazioni pubbliche e private che scelgono di investire su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute, continuità di carriera.
La norma
La misura contenuta nel decreto Lavoro, approvato dal Cdm e in attesa di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.
«La nuova certificazione, che affianca e integra quella già operativa per la parità di genere - ha detto Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità - è frutto di un lavoro molto approfondito portato avanti dal ministero insieme a UNI e alla provincia autonoma di Trento, già promotrice del “family audit” che ha dato importanti spunti per questa iniziativa». La certificazione per la parità di genere è andata molto bene e ad oggi sono 12.500 le aziende certificate.







