L’opinione pubblica globale è spaccata a metà nei confronti dell’intelligenza artificiale Da un lato c’è la diffusione di massa dell’Ai, entusiastica e acritica, con centinaia di milioni di utenti settimanali. Dall’altro un rifiuto quasi luddista, dettato dai timori per le conseguenze occupazionali, economiche, sociali e politiche. A gettare benzina sul fuoco arriva ora l’ultimo report del colosso Anthropic sull’uso improprio dei suoi modelli che documenta una serie di operazioni malevole identificate e interrotte dall’azienda fondata da Dario e Daniela Amodei. Lo studio dell’azienda che ha messo sul mercato Claude non è il solo: negli ultimi mesi gli allarmi si sono diffusi.

Tra i rischi analizzati dallo studio, quello della realizzazione di organismi biologici a duplice uso civile-militare è uno dei più inquietanti: il report evidenzia casi di ricercatori che hanno tentato di utilizzare i modelli linguistici Ai per pianificare esperimenti di sviluppo di funzione su agenti patogeni, come modifiche al virus Chikungunya per aumentarne la virulenza e la trasmissibilità o l’adattamento ai mammiferi dell’influenza aviaria. Nel campo cibernetico, le operazioni malevole hanno riguardato lo sviluppo di agenti per realizzare attacchi informatici, spingendo la macchina a evolversi da semplici assistente conversazionale per l’assistenza clienti ad architettura autonoma capace di eseguire scansioni, sfruttare vulnerabilità del software ed esfiltrare dati a velocità massima. Non sono mancati i tentativi di sviluppare programmi per la costruzione di armi convenzionali come droni, missili e armi da fuoco, legati ad attori di Cina, Russia e Yemen, oltre a campagne di sorveglianza e disinformazione. Sin qui, gli attacchi sventati.