Il primo 11 settembre da presidente di José Antonio Kast lo vive come un giorno qualsiasi. Per la prima volta nella storia democratica del Cile, non è stato organizzato alcun evento ufficiale per il golpe con cui nel 1973 l’esercito e la polizia, con il supporto della Cia, rovesciarono il governo di Salvador Allende. Non bastano 53 anni per avere una pacificazione. Il presidente Kast ignora l’anniversario del colpo di Stato preferendo concentrarsi sulla sua agenda istituzionale, che lo vede impegnato nella regione di Los Ríos. Dalla residenza ufficiale La Moneda fanno sapere che la decisione è in linea con la posizione di Kast. Durante la campagna elettorale, il candidato dell’estrema destra aveva preferito non esporsi su un argomento ancora oggi divisivo. Quella data, sottolinea il ministro dell’Interno Claudio Alvarado, rappresenta “un giorno che tutti i cileni vivono con sensibilità e sentimenti diversi e noi li rispettiamo”. Un gioco di parole per evitare ulteriore imbarazzo.
Come la pensi Kast è piuttosto noto. Quando era uno studente di 22 anni aveva dato il suo voto a favore della dittatura nel referendum del 1988, poi fallito, con cui Augusto Pinochet aveva chiesto di prolungare di altri otto anni il suo regime. Lo fa “per il bene di noi giovani”, diceva partecipando a uno spot a supporto del Sì. “L’11 settembre 1973 il Cile ha scelto la libertà – scriveva Kast dal suo account X nel 2022 – e il paese che abbiamo oggi è merito degli uomini e delle donne che si sono sollevati per impedire la rivoluzione marxista nella nostra terra”. Dal governo pertanto sostengono che l’assenza di cerimonie non è una sorpresa né bisogna leggere messaggi impliciti. Dimostra solo la volontà di “guardare avanti”, senza soffermarsi sul passato.











