A una manciata di giorni dalle elezioni regionali che hanno visto l’AfD raggiungere un risultato senza precedenti, in Germania la tensione si taglia con il coltello. Lo scontro tra Friedrich Merz e Alternative für Deutschland entra, infatti, in territorio giudiziario. Il gruppo parlamentare dell’AfD al Bundestag ha annunciato di aver presentato una denuncia contro il cancelliere per le sue dichiarazioni sulla cosiddetta “remigrazione”. Al centro della contestazione c’è una frase pronunciata da Merz durante il dibattito parlamentare del 9 settembre scorso: secondo il cancelliere, si tratterebbe “nient’altro che una pulizia etnica in base all’origine e al colore della pelle”.Ieri, Stephan Brandner, responsabile parlamentare e giurista del gruppo, ha annunciato l’iniziativa contro Merz sostenendo che attribuire alla formazione una volontà di “pulizia etnica” significherebbe, in ultima analisi, associarla a espulsioni e uccisioni. L’AfD ribadisce di operare nel pieno rispetto della Costituzione tedesca. Brandner ha dichiarato che le affermazioni di Merz sono “criminalmente rilevanti” e “completamente inaccettabili”. Si tratterebbe perciò di “insulti diffamatori diretti non solo contro ogni singolo membro del gruppo parlamentare dell’AfD, ma in ultima analisi anche politicamente contro milioni di cittadini”, ha tuonato. Poche ore prima, il Bundestag aveva revocato l’immunità parlamentare per diffamazione proprio a Brandner, aprendo così la strada a un procedimento penale.Il termine “remigrazione” deve la sua diffusione in Germania soprattutto dopo l’incontro segreto del novembre 2023 a Potsdam, rivelato nel gennaio 2024, nel quale esponenti dell’estrema destra avevano discusso dei piani futuri. L’AfD prese le distanze da quell’incontro e sostenne che i propri esponenti vi avessero partecipato a titolo personale.Nelle stesse ore, Ulrich Siegmund, il principale candidato dell’AfD in Sassonia-Anhalt, torna sull’argomento e spara a zero sulla produzione di armi legata alle eventuali deportazioni. Nello specifico, dopo la prima riunione del gruppo parlamentare dell’AfD, Siegmund ha risposto alla domanda di un reporter su un’azienda israeliana di armamenti: “Non condanniamo categoricamente la produzione di armi, perché naturalmente avremo bisogno delle risorse corrispondenti per la successiva offensiva di rimpatrio e deportazione. Ovviamente, ciò è anche nell’interesse della sicurezza interna, della nostra stabilità e della difesa nazionale”, ha chiosato Siegmund.L’astro nascente del partito ha ribadito successivamente la sua dichiarazione, affermando che la produzione di armi comprende “non solo armi, ma anche equipaggiamento, veicoli, tecnologie di protezione e altre risorse da cui dipendono le forze armate, la polizia e le autorità di sicurezza tedesche”. Non solo, ma ha sottolineato come tale produzione deve essere rafforzata “anche per far rispettare la legge, effettuare le espulsioni in modo coerente e consentire un’autentica iniziativa di rimpatrio”.