L'Editoriale

Giovedì 10 Settembre 2026

MONDO. Il cancelliere Friedrich Merz passa all’attacco. Sulla graticola del Bundestag dopo la disastrosa sconfitta alle elezioni della Sassonia-Anhalt accusa Alternative für Deutschland di ispirarsi alla pulizia etnica.

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La remigrazione ovvero la deportazione forzata di tutti gli stranieri è un tema dibattuto e sul quale Afd ha costruito il suo consenso. Il successo clamoroso ottenuto in Sassonia-Anhalt con il 44,5% dei voti è la punta più eclatante di un malessere diffuso. L’elettore non si spaventa di dare il suo voto a chi non prende le distanze dal nazismo, ma anzi mostra di condividerne le impostazioni ideologiche. A livello federale Afd può contare, secondo recenti e approfondite indagini demoscopiche, sul 30% circa dei voti il che vuol dire essere primo partito della Germania con un sorpasso clamoroso sulla Cdu del cancelliere Merz. Tutti questi cittadini che sino a ieri votavano per Angela Merkel sono diventati improvvisamente razzisti? No evidentemente. Ma presi nella tenaglia del declino industriale e della presenza invasiva e apparentemente fuori controllo dei nuovi cittadini immigrati chiudono gli occhi sulle derive neonaziste e si concentrano sull’unica opzione rimasta: la speranza che la protesta induca il vecchio establishment a tenere conto dei loro problemi. Non va dimenticato che Volkswagen intende ridurre la manodopera di 50mila unità dopo un ridimensionamento di pari entità negli anni scorsi. Con tutto l’indotto colpito, sono numeri che impattano e rendono percepibile la crisi anche a chi non ne è toccato direttamente.