Rendere disponibile gratuitamente per i pazienti il farmaco daraxonrasib, terapia mirata che, dai risultati dello studio clinico RaSolute 302 annunciati a Chicago lo scorso giugno, raddoppia il tempo di sopravvivenza in chi soffre di tumore del pancreas metastatico già trattato. È l'appello lanciato dall'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, all'azienda farmaceutica Revolution Medicines, produttrice della terapia, affinché avvii il programma di uso compassionevole prima dell'approvazione regolatoria. "In Europa non è stato aperto alcun programma di uso compassionevole e non vi sono notizie di sottomissione del dossier registrativo da parte dell'azienda all'Ema, l'agenzia regolatoria europea, per l'approvazione del farmaco - spiega Massimo Di Maio, presidente dell'Aiom -. Vi è il forte timore, da parte degli oncologi, di essere di fronte alla prima evidente applicazione del principio sancito dall'amministrazione americana del sistema del prezzo della 'nazione più favorita', che stabilisce che il costo dei farmaci negli Stati Uniti sia pari o inferiore al più basso tra i Paesi con un Pil pro capite paragonabile, tra cui l'Italia. Al termine delle fasi di negoziazione, infatti, nel nostro Paese il prezzo del farmaco sarà probabilmente inferiore a quanto fissato negli Stati Uniti. Da qui lo scarso interesse dell'azienda a presentare il dossier registrativo all'Ema". "Gli oncologi italiani si trovano, dunque, nella condizione di non poter utilizzare una terapia potenzialmente efficace - aggiunge Chiara Cremolini, direttrice del programma di sperimentazioni cliniche dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, uno dei quattro centri italiani coinvolti nello studio RaSolute 302 -. Non solo. Revolution Medicines ha attivato una procedura, definita di uso nominale globale, che in realtà non rappresenta un programma di accesso precoce, ma un meccanismo per facilitare l'importazione del farmaco, al prezzo concordato negli Stati Uniti, che corrisponde a circa 39mila dollari al mese. Quindi daraxonrasib ad oggi può essere importato nel nostro Paese attraverso gli ospedali a spese dei pazienti a un costo esorbitante. Questo meccanismo è eticamente inaccettabile e crea forti disequità a danno dei malati".