L’ennesima, volgare storpiatura, utile solo a un’ulteriore mostrificazione di Israele, riguardo l’inchiesta prodotta dal quotidiano israeliano Haaretz, che dimostra una volta di più quanto lo Stato ebraico, nonostante la terribile crisi politica e identitaria che lo attraversa, resti una democrazia con una stampa libera e dei poteri che arginano il tentativo autoritario del governo più estremista della sua storia, merita, non foss’altro per un dovere di chiarezza, qualche precisazione. Ormai, anche fra gli specialisti, siamo alla ripetizione acritica di cialtronesche teorie del complotto che si sperava potessero girare solo fra i social network più loschi. Ci illudevamo.

Del resto, cosa aspettarsi da un sistema informativo che, oltre ad avallare le più strampalate tesi su un suicidio di Israele perché incarnazione di quel male sionista che si sarebbe finalmente rivelato durante il conflitto a Gaza, ha soddisfatto l’appetito pubblico attraverso foto false, abdicando a qualunque principio di controllo delle fonti, astraendo dal contesto storico e geopolitico in cui si inserisce l’attuale conflitto mediorientale.

Gli episodi da citare sarebbero infiniti; sorvoliamo. Ora pare di vivere un altro capitolo di questa guerra ibrida che usa l’antisionismo sempre verde come strumento di pressione per orientare il conflitto scatenato da Hamas il 7 ottobre 2023. Prima cosa: il fatto che Benjamin Netanyahu fosse stato avvisato da più parti di un possibile, imminente attacco di Hamas su larga scala è cosa nota da tempo, visto che le stesse comunità israeliane al confine con Gaza avevano segnalato nei giorni precedenti dei movimenti più che sospetti. Proprio questa sottovalutazione è stata la conferma della disfatta politica di Netanyahu, l’autonominato Mr. Sicurezza, che ha visto tragicamente sprofondare l’intera sua traiettoria politica incentrata, cosa che sanno anche i sassi, sull’uso di Hamas per depotenziare l’Autorità palestinese, credendo di potersi comprare i suoi leader, in fondo, solo interessati a costruirsi il proprio feudo sulle coste del Mar Mediterraneo. Errore incalcolabile, ulteriormente aggravato dallo spostamento di truppe dalla Striscia verso la Cisgiordania, in ossequio ai sogni espansionistici dei suoi sodali al governo, solo pochi giorni prima dell’attacco da Gaza. Anche se, va detto, il considerare la Striscia un dossier chiuso, tanto da poter pensare di gestire il confine Sud affidandosi ad una rete tecnologica, a cui i nemici hanno risposto con deltaplani capaci di volare al di sotto del livello dei radar e pickup rudimentali, ha coinvolto tutto l’apparato di difesa israeliano negli anni precedenti.