Ieri due notizie importanti. Una da Israele, l’altra verso Israele. Riguardano entrambe Benjamin Netanyahu. Una nuova inchiesta sostiene che il premier fosse stato avvertito di un possibile attentato dieci giorni prima del 7 ottobre. Non è ancora una verità accertata, ma è una ragione in più per istituire la commissione indipendente che il governo continua a ostacolare.
Non sappiamo ancora che cosa sapesse Benjamin Netanyahu. Sappiamo che non vuole consentire a Israele di accertarlo fino in fondo.
Haaretz ha pubblicato un’inchiesta che, se corroborata, cambierebbe la dimensione politica dell’agguato del 7 ottobre. Dieci giorni prima del massacro, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe telefonato personalmente al primo ministro israeliano per avvertirlo che Yahya Sinwar, capo di Hamas, stava preparando una «grande operazione», capace di provocare un bagno di sangue, destabilizzare il Medio Oriente e mettere in pericolo gli Accordi di Abramo.
La ricostruzione proviene dal libro di Shlomi Eldar e Ruth Yuval, «Ostaggi: 843 giorni di abbandono». Gli autori affermano di avere raccolto centinaia di testimonianze e consultato registrazioni, documenti e corrispondenza interna. Non risulta, tuttavia, che dispongano di una registrazione della telefonata contestata.











