Una nuova inchiesta del quotidiano Haaretz mette sotto accusa Benjamin Netanyahu per le responsabilità nel massacro del 7 ottobre 2023. Alla vigilia di quel terribile shabbat di sangue tutto lasciava presagire che qualcosa stava bollendo in pentola a Gaza. Non solo voci, il primo ministro israeliano era stato avvertito del possibile imminente attacco. A settembre, scrivono Shlomi Eldar e Ruth Yuval, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed chiamò Netanyahu per informarlo del pericolo: 45 minuti di telefonata durante la quale lo sceicco avrebbe espresso preoccupazione per la minaccia che poteva destabilizzare l'intera regione.
Pochi giorni prima sarebbe stato lo stesso capo di Hamas nella striscia palestinese Yahya Sinwar a rivelare a un suo intermediario con gli stati del Golfo che erano in corso i preparativi di un ormai prossimo zilzal, terremoto, descrivendolo come “la madre di tutte le sorprese” e “un'operazione terrificante”. Ricevuto il messaggio di Sinwar i vertici militari e dei servizi segreti emiratini si sarebbero premurati di trasmettere l'informativa alla controparte di Israele. Il 15 settembre lo Shin Bet sarebbe stato messo a conoscenza del piano. L'allora capo dell'agenzia di intelligence Ronen Bar informò Netanyahu. Nelle 48 ore successive si sarebbero svolte riunioni ad alto livello. Al termine delle quali lo stesso Bar avrebbe tratto la conclusione che Israele era “in rotta di collisione”, raccomandando o una potente offensiva o l'innalzamento di livello delle misure difensive, sia a Gaza che in Cisgiordania, prima delle festività ebraiche. Entrambe le opzioni non furono prese in considerazione. Nessuna decisione venne avallata. Questa mancanza operativa convinse gli Emirati a passare ad un contatto diretto con Israele, che si svolse con la lunga telefonata tra bin Zayed e Netanyahu.










