Le falle nel prevenire il massacro del 7 ottobre 2023 sono una pagina di storia di Israele lacunosa, ancora in parte da scrivere. È accertato e riconosciuto che le forze di sicurezza israeliane, per loro stessa ammissione, sono state disorganizzate e lente nell'inviare rinforzi nelle prime ore dell'attacco da parte di Hamas. Come è evidente che ci sono state responsabilità, a vari livelli. Errori di valutazione e una possibile mancanza di volontà politica di agire in base ad avvertimenti interni ed esterni. Versioni che si contraddicono palesemente, accuse reciproche che sono rimbalzate ripetutamente tra i principali attori, e che alla vigilia delle prossime elezioni politiche del 27 ottobre, sono materia di acceso dibattito politico.

Quello che segue sono stralci tratti dal libro “La lunga notte di Gaza”, edito da GFE, uscito a gennaio di quest’anno.

«La mattina del 7 ottobre il premier israeliano Benjamin Netanyahu è al mare nella sua villa di Cesarea, dopo essere rientrato da una breve vacanza, con la moglie Sara, trascorsa a Neve Atif sulle alture del Golan. Godendosi quello che dovrebbe essere un tranquillo Shabbat. Alle ore 6:29 del mattino l'applicazione di whatsapp del cellulare del premier si illumina. Sullo schermo compare il nome del generale Avi Gil, che all'epoca era consigliere militare del primo ministro. Gil avverte Netanyahu che ci sarebbe una situazione di emergenza lungo il confine con Gaza. Il premier chiede se stanno sparando razzi. L'ufficiale risponde che sta raccogliendo informazioni e l'avrebbe richiamato al più presto. Alle 6:40 scatta la seconda telefonata, adesso su una linea sicura. “Stiamo cercando di capire cosa sta succedendo”, Gil intanto assicura che le squadre speciali sono entrate in azione. Ma in realtà naviga nel buio, non è certo che le milizie palestinesi siano entrate in Israele. Mentre la conversazione prosegue il consigliere pronuncia le seguenti parole: “Siamo in guerra”. A quel punto Netanyahu insiste di essere stato colto di sorpresa dalla notizia: “Non avevamo indicazioni, nulla dall'intelligence”. È lo stesso Gil a riportare il colloquio sul binario della ragionevolezza. Adesso è Netanyahu ad analizzare la situazione. Occorre valutare la portata dell'offensiva di Hamas e verificare se il governo avrà bisogno di richiamare i riservisti: “Lo Stato Maggiore deve riunirsi il più rapidamente possibile!”. Il problema ben chiaro a Netanyahu è il rischio che l'attacco sia finalizzato anche al sequestro di ostaggi. Timore che Gil conferma: “Questo è quello che pensiamo”. Netanyahu conclude la telefonata ordinando a Gil di vagliare l'eliminazione di Yahya Sinwar: “Se qualcuno è disponibile, mettetelo in campo”. Questa ricostruzione dei fatti è stata mandata in onda su Channel 12. Il servizio televisivo è stato proposto in una puntata della trasmissione di inchiesta Uvda. Che in italiano significa il Fatto.