Graffiante, ben scritta e travolgente: l’unica seria ammessa alla Mostra del cinema di Venezia è una gran bella sorpresa. Emanuela Fanelli ne è ideatrice, autrice, produttrice creativa e protagonista, nei panni di una versione immaginaria di se stessa over 60, ormai lontana dal mondo dello spettacolo e rifugiatasi a vita privata in Val d’Aosta. Disponibile dal 2 ottobre su HBO Max con un episodio ogni venerdì (sono sei in tutto), Peccato è un mockumentary comico, ovvero un finto documentario che con l’umorismo “alla Fanelli” prende in giro tutto il mondo dello spettacolo e la sua retorica, attraverso personaggi e vicende sul filo dell’assurdo. Si parte con un Malcom Pagani invecchiato che non riesce a realizzare il suo documentario su Elsa Morante e Alberto Moravia quindi si dedica a rintracciare la fu Emanuela Fanelli, sparita dalla circolazione. Nessuna sa che fine abbia fatto, malgrado i suoi numerosi successi e gli altrettanto plateali tonfi. E’ la parte più divertente, quella in cui Fanelli, in scrittura insieme a Giulio Somazzi e al regista della serie Valerio Vestoso, mette in scena una serie di siparietti irresistibili sul “what if”, cosa sarebbe potuto accadere se. Se lei avesse condotto Striscia insieme a Paola Cortellesi inventando un suo tormentone, se fosse rimasta ossessionata dalla vittoria dei due David di Donatello, se fosse finita per debuttare alla regia con una commedia romantica melensa come Pasticciona in Amore, successo condiviso con Alessandro Borghi. E ancora, se avesse partecipato all’improbabile reality Gran Sasso insieme a una (esilarante) Sabrina Ferilli, tormentata dalle punture dei "pappataci". Essendo un finto documentario è pieno di interviste a chi l’ha conosciuta davvero, a partire da Ferzan Ozpetek, fino a personaggi inventati come il duo comico improbabile Sally e Spectra. Si andrà sempre più a fondo sulla sua carriera e la sua vita, fino a scoprire il mistero che fa da tirante alla serie, ovvero lo scandalo dopo il quale si sarebbe ritirata, che ci guardiamo bene dal rivelare. E’ una sorpresa continua questa serie, non solo per la quantità non comune di idee originali che mette in campo, ma per l’altrettanto non comune abilità a metterle in scena e interpretarle/farle interpretare in modo credibile, per assurde che possano essere. Colpisce che gran parte del cinema e della tv italiana abbia acconsentito a sottoporsi a un'autoironia spesso feroce, che li vede invecchiarsi (siamo nel 2049) e prendersi molto in giro, osando anche versioni inedite di sé. Non solo Cortellesi presidente della Repubblica, c’è Geppi Cucciari tuttofare che sfoggia un inedito romanesco, e Isabella Rossellini in un piccolo ruolo chiave che non spoileriamo. Fanelli si diverte a ridere di sé e di tutto il mondo dello spettacolo, e tutti la seguono, pronti a mettersi in ridicolo, divertendosi a completare un affresco che mostra quanto in fondo la scelta della protagonista di ritirarsi dal regno della “fuffa” non sia poi così bislacca, tanto meno incomprensibile. Serie così rappresentano una boccata d’aria fresca e dimostrano per l’ennesima volta che talento, creatività e star system non mancano in Italia, sarà bello vedere dopo la Mostra di Venezia cosa ne pensa il resto del mondo di una storia che parte sì dal personale, ma finisce per ironizzare sulle dinamiche universali dello showbiz, alla Call my agent, ma volendo anche alla Fleabag.
Perché Peccato di Emanuela Fanelli è la serie da non perdere
È l’unica serie selezionata a Venezia e immagina il futuro fallimento dell’attrice e autrice con un parterre di volti noti di cinema e tv, che si prestano a un…











