La morte di Denise Cosco riporta alla luce la storia della madre e le parole scritte pochi mesi prima di essere uccisa. Aveva 19 anni quando testimoniò contro il padre Carlo Cosco

“Conosco già il destino che mi spetta”. Lea Garofalo lo scrive il 28 aprile 2009. Aveva 34 anni, una figlia adolescente e alle spalle sette anni trascorsi dentro un programma di protezione. Aveva scelto di rompere con il mondo criminale nel quale era cresciuta, aveva raccontato alla magistratura ciò che sapeva e aveva cercato di costruire, insieme a sua figlia Denise, una vita lontano dalla 'ndrangheta.

Nella lettera raccontava soprattutto il prezzo di quella scelta. La casa, il lavoro, gli affetti, la possibilità di avere una vita normale. Tutto ciò che, scriveva, era stato progressivamente perduto. Lea si rivolgeva all’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per chiedere aiuto e per raccontare la condizione di chi aveva deciso di collaborare con la giustizia e si ritrovava a vivere in una condizione di isolamento.

La lettera, però, non risulta essere mai arrivata al Quirinale. Nel dicembre 2010, dopo la pubblicazione del testo sul Quotidiano della Calabria, il consigliere del presidente per la stampa e la comunicazione, Pasquale Cascella, precisò che dalle verifiche effettuate non risultava pervenuta alcuna lettera di Lea Garofalo al Presidente della Repubblica. Il testo era stato pubblicato come lettera aperta.