Tutta… colpa del finestrino di auto infranto. Indagando sul danneggiamento della “Toyota Yaris” dell’ex assessore comunale Antonio Bove avvenuto il 17 settembre 2019, Procura e polizia aprirono un ulteriore filone d’indagine sfociato prima negli arresti tra aprile e maggio 2021 del presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino e del sindaco Franco Landella; quindi nel processo in corso in Tribunale da marzo 2023 per le presunte tangenti al Comune. E Landella e Iaccarino sono i principali imputati tra i 14 - ex amministratori comunali, funzionari e dipendenti municipali, imprenditori, commercianti, privati cittadini – sotto processo perché accusati a vario titolo di 19 imputazioni: 1 tentata concussione da 300mila euro; 1 istigazione alla corruzione da 1 milione; 2 corruzioni da 32mila e 20mila euro; 1 tentativo di induzione indebita a dare o promettere 20mila euro; una decina di peculati e tentativi di peculato per l’acquisto di merce privata con soldi del Comune. Nell’ultima udienza, si è parlato della genesi dell’inchiesta e di 3 dei 19 capi d’accusa, con l’interrogatorio di un ispettore della Digos che svolse le indagini. Interrogatorio che proseguirà il 25 marzo.

Rispondendo per 3 ore alle domande dei pm Roberta Bray, Miriam La Palorcia e del procuratore capo Enrinco Infante, il poliziotto ha spiegato che indagando sul danneggiamento dell’auto dell’allora assessore Bove (estraneo al processo, ma coinvolto in un altro procedimento a carico di una decina di persone relativo alla presunta compravendita di case popolari), furono disposte intercettazioni. In un colloquio captato tra una segretaria e un consigliere comunale (estranei al processo) la prima riferì al secondo la diceria su un fantomatico milione di euro incassato da Landella per l’appalto sull’illuminazione. Si aprì così il secondo filone d’indagine; e furono disposte intercettazioni a carico di Landella e di Iaccarino, sul quale già si indagava per altre vicende.