La Xylella fastidiosa è arrivata in Calabria. Quanto è concreto il rischio che si diffonda ulteriormente e quali sono, oggi, gli strumenti a disposizione per contenere il batterio? L’intervista a Elena Santilli, ricercatrice presso il CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

Dopo aver segnato profondamente il paesaggio e l’economia olivicola della Puglia, la Xylella fastidiosa è stata individuata per la prima volta in Calabria. Il focolaio è stato localizzato nel territorio di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, dove sono risultate infette sette piante. Un numero ancora circoscritto, ma sufficiente a far scattare l’allarme. La Regione Calabria ha istituito un’area delimitata, distinguendo una zona infetta da una zona cuscinetto, e ha attivato un tavolo di crisi per coordinare le operazioni di monitoraggio e contenimento.

Quanto è realmente estesa la presenza del batterio? Le sette piante individuate rappresentano un focolaio isolato oppure sono soltanto la parte visibile di una diffusione già più ampia? È questa la domanda che alimenta la preoccupazione degli agricoltori e delle istituzioni. Perché con la Xylella il fattore tempo è cruciale: individuare rapidamente le piante infette significa avere maggiori possibilità di circoscrivere il contagio e impedire che il batterio trovi nuovi territori da colonizzare.