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«Sigfrido Ranucci ormai fa solo teorie del complotto. E l’ultima, quella che racconta della cospirazione tra Peter Thiel, il sottoscritto, Daniele Capezzone e Alessandro Sallusti è particolarmente ridicola. Ranucci può stare tranquillo: in quegli incontri si è parlato di molte cose, ma non certo di lui. La verità è che attacca Esperia così spesso perché abbiamo osato criticarlo, come fosse lesa maestà». Pietro Dettori, esperto di comunicazione digitale e patron della piattaforma Esperia, ha commentato così le parole sul suo conto spese da Sigfrido Ranucci sul palco della festa di Avs l’altro ieri
Dettori, Ranucci l’ha messa, con il direttore Capezzone e altri insieme nientemeno che a Peter Thiel di Palantir in un grande disegno globale volto ad instaurare quella che lui ha chiamato «la democrazia della sorveglianza». Cosa dice?
«Lui ormai fa solo teorie del complotto, in questo caso citando, male, le lezioni che Thiel ha tenuto anche a Roma. Le ha trasformate in un incontro a porte chiuse con me e il direttore Capezzone per chissà quali finalità, quando in realtà erano solo delle elezioni a cui hanno partecipato centinaia di persone. E in cui si è parlato di moltissime cose, del futuro dell’Occidente, delle dinamiche in atto tra le potenze, di teologia, di filosofia, ma di sicuro non si è parlato di Sigfrido Ranucci, che è un argomento di cui non interessava nulla nessuno. Quindi, secondo me, può stare molto tranquillo».








