Sigfrido Ranucci ospite di Pulp, il podcast di Fedez e Marra, ha attaccato nuovamente Esperia dopo un servizio su Report e due capitoli del suo libro. Per chi non lo sapesse, Esperia è un nuovo media di proprietà di DORS Media, azienda di cui sono amministratore. Una sorta di giornale che anziché articoli scritti da giornalisti pubblica video prodotti da content creator e anziché su carta o su sito pubblica solo sui social media. Secondo Ranucci il peccato originale di Esperia sarebbe di «veicolare contenuti senza i media». Ma Esperia è un “media” che veicola contenuti. Così come lo è, da almeno 20 anni (2005 anno di nascita di Youtube) qualsiasi persona munita di telefonino, account social e connessione a internet. Esperia si è organizzata con una redazione di una decina di collaboratori, una linea editoriale precisa e un direttore: Gino Zavalani.
Il monopolio dell’informazione da parte dei giornalisti muniti di tesserino è finito da un pezzo, ma Ranucci pare non essersene accorto o non volerlo accettare. Esperia per di più ha una linea filo-occidentale. Diversamente da una pletora di influencer propal, filorussi e filocinesi, i nostri content creator non pubblicano contenuti antisemiti, antiamericani, antioccidentali, antieuropei, antiucraini, anticapitalismo. Sappiamo bene che questi contenuti portano “click” e regalano notorietà televisiva a giovani divulgatori, ma la nostra scelta è stata quella opposta. Uno dei contenuti pubblicati in questi mesi aveva per protagonista Ranucci e lo criticava bonariamente per una sua partecipazione a un evento della Cgil per il No al Referendum sulla giustizia. Ranucci ha visto quel video e, come spiega a Fedez, da quel momento ha iniziato a interessarsi a Esperia per scoprire cosa c’era dietro e formulare le sue accuse. Vale la pena elencarle così come le ha raccontate ieri da Pulp. Per prima cosa, dunque, scopre che dietro Esperia c’è Esperia.






