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Parla come un politico, si muove come un politico e come un politico è persino oggetto di sondaggi. Ma un politico non è - non ancora. È Sigfrido Ranucci: l’ex conduttore di Report dice un giorno sì e l’altro pure che vuole continuare a fare il giornalista, e che di candidarsi non ci pensa nemmeno; ma, un po’ come accade nel giornalismo, dove l’andreottiana massima «una smentita è una notizia data due volte» è regola aurea, in politica molte candidature passano per smentite, nascondimenti, negazioni. Un buon esempio di quanto detto lo abbiamo visto ieri dal palco della festa di Avs primo partito indiziato ad ospitare una eventuale discesa in campo di Ranucci - sul quale è salito il giornalista, ufficialmente per presentare il suo libro «Il ritorno della casta». Epperò l’iniziativa, più che un tradizionale incontro in cui parlare di un volume, alla fine è finita per essere un piccolo comizio. Del libro, in effetti, si è parlato poco o niente; nessuna domanda in merito da parte dei due moderatori Francesca Ruocco e Lorenzo Fioramonti (pure loro abbandonatisi a delle mini-arringhe), né approfondimenti da parte dell’autore. Ranucci - camicia nera, jeans d’ordinanza e sneakers bianche - è salito sul palco per parlare d’altro, ovvero di una mega cospirazione mondiale ordita da spietati plutocrati che starebbero tramando per distruggere le libere società europee, al fine di instaurare un «democrazia della sorveglianza» in cui un manipolo di neo feudatari schiavizzeranno ciò che una volta si chiamava cittadino e domani si chiamerà suddito.













