Un settore sulle barricate. È un comparto in difficoltà quello che va in scena a Risò, salone internazionale del riso da domani fino a domenica a Vercelli (prevista anche la presenza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni). Un settore stretto tra emergenze climatiche e offensiva dell’import dai paesi del Sud Est asiatico.

Da un lato, una coltura che nasce e matura nell’acqua non può non soffire al termine di un’estate calda e siccitosa come quella 2026. Dall’altro, le minacce al riso italiano (produzione d’eccellenza sulla quale l’Italia è leader in Europa) vengono anche dalle importazioni a dazio agevolato dal Sud Est asiatico che stanno deprimendo le quotazioni e mettendo in difficoltà i produttori.

«Quest’anno al riso italiano non è mancato proprio nulla – esordisce la presidente dell’Ente Risi, Natalia Bobba -. Il mercato non è stato favorevole con gli agricoltori che in alcuni segmenti si sono trovati a vendere sottocosto. Poi si sono aggiunte le difficoltà legate alla carenza idrica che è stata gestita al meglio ma che non ha mancato di creare danni in alcune zone. La neve quest’anno si è sciolta troppo presto con le elevate temperature di maggio e giugno e questo ha fatto venir meno la riserva che garantisce l’acqua alle risaie campi per tutta l’estate. Invece con le temperature elevatissime molti produttori hanno dovuto anticipare il raccolto. Operazioni che sono già cominciate in diverse zone quando l’inizio solitamente è previsto attorno al 20 di settembre».