Roma, 30 lug. (askanews) – Il riso vercellese, piemontese e italiano come espressione di un territorio, patrimonio culturale, motore di sviluppo e strumento di dialogo internazionale. È questa la visione alla base della seconda edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso, in programma a Vercelli dall’11 al 13 settembre 2026 e presentata ufficialmente oggi a Roma, presso il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Un evento, ha annunciato il ministro Lollobrigida, che sarà inaugurato dalla premier Giorgia Meloni.

Risò non è soltanto una manifestazione dedicata a una delle principali eccellenze dell’agroalimentare italiano, ma un progetto culturale, economico e territoriale nel quale il riso diventa racconto, esperienza e visione. Per tre giorni Vercelli e i Borghi delle Vie d’Acqua si trasformano in un grande palcoscenico diffuso, capace di mettere in relazione agricoltura, paesaggio, storia, ricerca, innovazione, gastronomia, turismo e relazioni internazionali. Nato nel cuore di uno dei più importanti distretti risicoli d’Europa, il Festival guarda al mondo con l’obiettivo di affermare il riso non soltanto come prodotto d’eccellenza del Made in Italy agroalimentare, ma come elemento identitario, patrimonio condiviso e destinazione, trovando pieno significato in un territorio la cui vocazione risicola è profondamente radicata e riconosciuta a livello nazionale ed europeo. Il Piemonte, storicamente la principale regione risicola d’Italia, dispone di una superficie coltivata a riso di circa 114.000 ettari, dei quali 71.000 sono localizzati nella provincia di Vercelli. Numeri che testimoniano il ruolo centrale del territorio vercellese all’interno della filiera e che si traducono in un patrimonio di competenze, paesaggi, infrastrutture irrigue, pratiche agricole e tradizioni produttive unico nel suo genere. Il riso è infatti il filo conduttore di un sistema complesso di luoghi, persone e competenze. Raccontarlo significa dare voce agli agricoltori, ai produttori, ai ricercatori, agli chef, alle imprese, alle istituzioni e alle comunità che ogni giorno ne custodiscono la cultura, ne sviluppano le potenzialità e ne promuovono il valore in Italia e all’estero.