Chi ha ucciso Ferdinant Hoti e dove. È quello che stanno cercando di capire gli investigatori dei carabinieri che stanno lavorando all’omicidio del 35enne albanese di Mirano (Venezia) da martedì mattina, quando il cadavere dell’uomo è stato trovato all’interno di una Fiat Bravo ripescata alla chiusa di Torre di Burri, a San Giorgio delle Pertiche. E poi, quando. Sono questi i tre grandi interrogativi di un giallo che si muove sulla strada del regolamento di conti legato al mondo dello spaccio di droga nel Veneziano.

I tempi Una prima risposta, almeno temporale, la si potrà avere a stretto giro: oggi il pubblico ministero Claudia Brunino incontrerà il medico legale Rafi El Mazloum per incaricarlo dell’autopsia che verrà svolta domani. I tempi si sono allungati per le condizioni in cui è stato ripescato il cadavere, gonfio a causa dell’acqua nel quale è stato immerso almeno una decina di ore. L’esame medico legale potrà indicare quindi una data e un’ora più o meno certa di quando Hoti è stato giustiziato con un colpo d’arma da fuoco. Ma ci sarà anche possibilità di capire come il 35enne sia morto: il colpo è stato esploso a bruciapelo ma l’analisi del foro potrebbe dire qualcosa di più. Unica certezza è che Ferdinant Hoti, che a Mirano non aveva una residenza ma viveva dove capitava, è stato gettato in acqua da morto, con le mani legate da un laccetto, nascosto in un sacco nero e poi zavorrato con la ruota di scorta messa sul petto e altri vecchi copertoni. L’esito dell’esame necroscopico servirà quindi agli inquirenti anche come bussola per orientarsi nelle indagini mettendo un altro punto fermo temporale dopo le 8 di martedì mattina, quando un passante ha visto due ruote d’auto spuntare dalle acque alla confluenza tra il Tergola e il Vandura e ha chiamato i soccorsi, non immaginando neppure di trovarsi faccia a faccia con un omicidio.Il luogo Secondo carabinieri e procura di Padova, l’omicidio sarebbe avvenuto nel Veneziano, forse proprio nel Miranese. Poi il cadavere è stato steso nel portabagagli della Bravo con tanto di sedili posteriori abbassati e la macchina (forse già senza le targhe) ha vagato fino al punto nel quale l’assassino e i suoi possibili complici hanno deciso di disfarsi del corpo del 35enne, nei cui polmoni non sono state trovate tracce di acqua. Possibile che la chiusa di Torre di Burri fosse un luogo conosciuto anche per la profondità delle acque. Lì è stata spinta nel canale e chi ha agito è scappato aiutato da un complice. Poco meno di venti chilometri secondo un tragitto quasi tutto dritto, tanto distano Mirano (dove Hoti viveva, senza fissa dimora, e lavorava) e San Giorgio delle Pertiche, il paese dell’Alta Padovana dov’è stato trovato senza vita.Quello che gli investigatori vogliono capire è come l’assassino e i suoi complici siano arrivati e quando. Sono state quindi acquisite le telecamere private e pubbliche che si trovano lungo le strade che collegano i due centri del Veneziano e del Padovano. Attraverso le analisi dei video si cerca il passaggio di una Fiat Bravo senza le due targhe. O comunque con entrambe, dal momento che lo stratagemma di toglierle per rallentare le indagini non è servito a molto, così come quello di far sparire dall’auto tutti i documenti. È bastato individuare il numero di telaio della macchina e chiedere alla Motorizzazione civile un controllo nella propria banca dati per scoprire il seriale della targa da ricercare. L’assassino Le indagini che portano al Miranese come luogo dell’omicidio sembrano indicare anche una strada sugli esecutori: gli inquirenti ipotizzano che si tratti di un regolamento di conti nel mondo della malavita e dello spaccio. Hoti non era un grosso calibro, aveva qualche precedente di polizia e nulla più. Ma in quegli ambienti anche un semplice sgarro si paga caro.