Milano – Prima di diventare una delle scrittrici più lette in Italia, Stefania Auci da bambina passava ore a leggere nella biblioteca di suo padre, a Trapani.
Da sempre legata ai ragazzi, ancora oggi - dopo il successo travolgente dei Florio - lavora come docente di sostegno. Nel suo ultimo libro “Cunti, storie, romanzi. I libri della mia vita” (Mondadori) svela ai giovani i suoi riferimenti letterari: da Jane Austen, le sorelle Brontë, Stoker e Thackeray a Stephen King, fino ai maestri siciliani De Roberto e Pirandello.
I libri le hanno cambiato la vita e influenzato la sua scrittura. Ma è vero anche il contrario? Scrivere ha cambiato il suo modo di leggere?
“Purtroppo, sì. È difficilissimo per me leggere un libro se non cercando di capire i segreti degli altri autori, analizzando come hanno lavorato, la scelta delle parole e le costruzioni sintattiche. È molto raro che io mi lasci andare a una lettura senza tener conto di queste cose. Se accade, significa che la storia è veramente attraente. Le dico la verità: mi succede una, massimo due volte l’anno”.
È stata fortunata quest’anno?






