Prendono (ancora) tempo scontentando un po’ tutti. In Cdm il governo approva la quindicesima proroga al taglio delle accise sul gasolio, fotocopia della precedente (17 centesimi al litro), per un’altra settimana. Una spesa di circa 100 milioni, con l’estensione anche del credito di imposta agli autotrasportatori. E le promesse misure di natura strutturale? Meloni dice: “La proroga non basta. Sono in arrivo la prossima settimana”. Rivendica una norma per accelerare la produzione di petrolio e gas in Italia con la nomina tempestiva di commissari. Ma sugli interventi selettivi persistono le tensioni, forti, tra Lega e Forza Italia. Per dirla con il responsabile azzurro all’Economia Maurizio Casasco: “La tassazione sugli extraprofitti per noi è sbagliata. Rischia solo di punire cittadini e imprese”.S’era detto che la tredicesima, poi la quattordicesima, sarebbero state le ultime proroghe del governo sulle accise. Del resto, da più parti piovono richieste di rendere strutturali le misure contro il caro carburanti che si trascinano da mesi. E invece, complici le divisioni sul da farsi, sulla natura degli strumenti da mettere in campo, la potenziale platea dei beneficiari, la durata, ma anche la corposità dell’investimento, s’è deciso di ributtare le palla in avanti e vedere che piega prenderanno i prossimi giorni. Approvando la quindicesima proroga, una specie di record. Almeno fino al 17 settembre. Ci si avvicina così ai 3 miliardi di euro investiti finora solo su misure emergenziali. Il Consiglio dei ministri convocato oggi pomeriggio a Palazzo Chigi è durato poco più di venti minuti. Al termine del quale viene licenziata la solita soluzione tampone, visto che a mezzanotte scadevano gli sconti introdotti la settimana scorsa. “Vogliamo andare avanti sull’aumento della produzione nazionale di petrolio e di gas, perché non ha molto senso comprare all’estero questa energia quando possiamo produrla anche qui in Italia”, dice poi Meloni, annunciano nomine più rapide di commissari ad acta: “L’Italia non può permettersi di aspettare decenni prima di sbloccare una concessione”. Sull’adozione di misure selettive, in realtà, si sono scontrate posizioni molto divergenti all’interno della maggioranza. Tra i principali fautori di una social card che possa andare a beneficio dei meno abbienti c’è sempre stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, da sempre contrario al taglio delle accise. A cui però si oppone da tempo immemore la Lega, che preferirebbe, come ribadito anche in questi ultimi giorni, puntare tutto su una tassa sugli extraprofitti tanto delle compagnie petrolifere quanto delle banche. Soluzione verso cui si sono registrate aperture negli ultimi giorni anche da parte del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Che però ha cercato di porla in termini di “maggiore concorrenza all’interno del sistema bancario”.A ogni modo l’eterno refrain della tassa sugli extraprofitti non piace affatto a Forza Italia che continua ad opporvisi con decisione. “La nostra posizione è chiara”, dice al Foglio il deputato Maurizio Casasco, responsabile Economia di FI. “Non è che vogliamo difendere le banche, è che proprio il concetto di extraprofitto in sé è sbagliato. E’ come dire che oltre una certa soglia i profitti troppo alti non vanno bene. Ma non si capisce perché questo meccanismo debba valere per le banche e non anche per altri settori”. Ciò detto, è l’intervento d’imperio, così, per decreto, che secondo Forza Italia potrebbe fare più danni che altro. “Perché gli istituti di credito potrebbero rivalersi sui correntisti. E così danneggeremmo imprese e cittadini, che noi vogliamo assolutamente difendere. Per questo dico che al massimo ci può essere un’interlocuzione, un accordo che tenga conto delle posizioni delle parti”, dice ancora il forzista. Si vedrà. Ma su questo si prospettano barricate nel centrodestra. C’è poi, come ulteriore elemento, la crescente apprensione di Confindustria nei confronti di misure tampone che vengono definite “senza visione”. Lo ha ripetuto in questi giorni il responsabile Energia di Viale dell’Astronomia, Aurelio Regina, in missione in Sud America. “E’ necessario accelerare i tempi perché il gas corre sopra i 70 euro a megawattora e l’elettricità sopra i 220 euro a megawattora”, è l’allarme lanciato da Regina. Il quale ha anche alzato la posta prospettando un mini Pnrr per l’energia attingendo ai quasi 14 miliardi di euro messi a disposizione dall’Ue per la decarbonizzazione. Non solo, dalle parti del presidente Emanuele Orsini si aspettano un decreto licenziato in tempi rapidi anche per quel che riguarda la Zes unica estesa al nord, promessa da Meloni anche durante la festa a Bari per il record di governo. Dentro Confindustria, infatti, sono preoccupati dalle pastoie della politica parlamentare (la norma dovrà poi essere convertita in Aula). Oltre che dalla sempreverde ipotesi che a qualcuno venga voglia di andare a votare prima. Col rischio che il progetto rimanga lettera morta.