Doveva essere l’ultima volta. Quando una settimana fa Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti avevano annunciato la proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 10 settembre, il messaggio era stato chiaro: basta aiuti generalizzati, costati 2,6 miliardi alle casse dello Stato. Dal provvedimento successivo sarebbero arrivati sostegni selettivi destinati alle famiglie a basso reddito. A distanza di pochi giorni, però, il governo è costretto a prendere ancora tempo. E così il Consiglio dei ministri convocato per oggi pomeriggio dovrebbe approvare l’ennesima estensione dello sconto di 17 centesimi al litro sul diesel per tutti gli automobilisti. Nelle intenzioni dell’esecutivo si tratterebbe di una proroga ponte di circa due settimane, sempre che vengano reperiti i circa 200 milioni necessari. La scadenza slitterebbe così intorno al 24 settembre, dando il tempo di completare il cantiere degli sconti mirati. L’obiettivo resta varare entro fine settembre un decreto con aiuti selettivi della durata di tre mesi, fino a dicembre. Per il 2027 ci penserà la legge di bilancio. Ma la verità è che il meccanismo non è definito. Le difficoltà sono sia tecniche sia politiche. Negli uffici dei ministeri si lavora a una misura che dovrebbe garantire un sostegno nell’ordine dei 100 euro ai lavoratori dipendenti maggiormente colpiti dagli aumenti di benzina e diesel. Il punto centrale è stabilire chi abbia diritto al contributo e come finanziarlo. Tra le ipotesi circolate c’è quella di fissare una soglia Isee intorno ai 30 mila euro, ma proprio il parametro reddituale è diventato terreno di scontro nel centrodestra. Non meno complesso è il tema degli autonomi. Tutti concordano sulla necessità di sostenere le categorie professionali che utilizzano quotidianamente l’automobile per lavorare, ma manca ancora una definizione della platea e degli strumenti da utilizzare. C’è poi il problema delle imprese. Sul tavolo c’è un bonus erogato dai datori di lavoro in busta paga e successivamente compensato dallo Stato. Anche in questo caso, però, restano da sciogliere i nodi operativi: dalle modalità di rimborso alle aziende fino alla quantificazione dell’onere complessivo per i conti pubblici. Nell’attesa, il caro carburanti continua a correre. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il gasolio self service sulla rete ordinaria è arrivato a 2,177 euro al litro, mentre in autostrada ha raggiunto quota 2,248 euro. La benzina self viene invece venduta in media a 2,067 euro sulla rete stradale e a 2,152 euro in autostrada. Numeri che alimentano le pressioni delle associazioni dei consumatori, preoccupate per gli effetti a cascata sull’inflazione e sui prezzi al dettaglio. Il Codacons avverte che senza la proroga del taglio delle accise il gasolio supererebbe immediatamente i 2,4 euro al litro in autostrada, mentre l’Unc parla di una crescita dei prezzi «astronomica». Il rinnovo dello sconto sul gasolio servirà però anche a guadagnare tempo su un altro fronte decisivo: quello europeo. Il 22 settembre è atteso il responso sull’aggiornamento dei conti pubblici e sulla possibile uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo. Una data considerata cruciale al Mef perché potrebbe modificare sensibilmente i margini di bilancio disponibili per la prossima legge di bilancio. «Se si dovesse uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo e quindi fossimo sotto il 3%, potremmo contare su una disponibilità maggiore da allocare su varie poste di spesa tra cui certamente l’energia, i carburanti e il sostegno alle famiglie», spiega il sottosegretario all’Economia Federico Freni. Proprio la ricerca di maggiori spazi finanziari sarà al centro del Consiglio dei ministri. Tra i temi all’ordine del giorno c’è anche la lettera con cui l’Italia formalizzerà a Bruxelles la richiesta di utilizzare la flessibilità prevista dalle clausole europee. Roma è pronta a chiedere margini aggiuntivi pari allo 0,6% del Pil per gli interventi energetici e allo 0,9% per la difesa, per un ammontare complessivo superiore a 36 miliardi da qui al 2028. Un passaggio che si intreccia con la costruzione della prossima legge di bilancio, ancora in una fase preliminare. Per ora, però, l’urgenza politica resta quella di contenere il caro carburanti, nella speranza di arrivare a fine mese con una soluzione più mirata e politicamente condivisa.