Era stata coraggiosa. Appena ventenne aveva deciso di essere anche lei, come la madre, "un'orgogliosa testimone di giustizia". Una "scelta di libertà interiore per ripartire con la vita" e si era costituita parte civile contro il padre che le aveva portato via il suo più grande affetto. Aveva collaborato alle indagini, aveva deposto dietro un paravento, senza timori, chiedendo a quell'uomo, da cui non ha mai voluto le scuse e poi condannato all'ergastolo, di dire la verità.
Si è tolta la vita Denise, la figlia di Lea Garofalo, la donna che ha scritto una pagina della storia italiana per aver sfidato la 'ndrangheta: aveva deciso di collaborare con la magistratura ribellandosi alla cultura dei clan e pagando, però, un prezzo altissimo. Nel 2009 è stata uccisa dall'ex compagno e padre di Denise, Carlo Cosco, che con altri complici della cosca calabrese aveva organizzato un piano convincendola a lasciare il programma di protezione a cui era sottoposta assieme alla figlia allora adolescente. Era stata attirata in trappola a Milano e ammazzata, bruciata e fatta a pezzi nei dintorni di Monza. Pochi resti furono ritrovati in un tombino solo nel 2012, dopo le rivelazioni di uno dei complici di quello che era stato un agguato premeditato in perfetto stile mafioso.










