di
Federico Berni
Lea Garofalo era diventata collaboratrice di giustizia e aveva raccontato i traffici criminali della famiglia del compagno Carlo Cosco, padre di Denise: era stata uccisa a Milano. La figlia aveva seguito le sue orme: «Io e mamma non eravamo solo madre e figlia, eravamo come sorelle che si confidano»
La scelta di Lea: opporsi alla logica mafiosa. Il coraggio di Denise. Di madre in figlia. Lea Garofalo, la donna che ruppe il muro di omertà rivelando informazioni sulla attività criminali della famiglia del compagno Carlo Cosco. La figlia Denise, che scelse anche lei di essere testimone di giustizia, è morta il 10 settembre dopo aver deciso di togliersi la vita: «Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita», aveva fatto sapere pubblicamente nel 2012 attraverso i suoi avvocati.
Seguire, dunque, l’esempio di sua madre Lea Garofalo, che nel 2002 era entrata nel programma di protezione testimoni, per uscirne 4 anni dopo, visto che le sue dichiarazioni non erano state ritenute significative. Tra il 2007 e il 2009 Lea Garofalo era di nuovo protetta, finché, esasperata dalle pressioni della famiglia, dalla difficoltà di nascondersi, dalla sensazione di abbandono (numerose le lettere inascoltate alle istituzioni) era tornata allo scoperto e aveva ceduto a un invito a Milano dell’ex compagno, per discutere degli studi della figlia. L’appuntamento venne fissato a Milano, nel 2009 vicino all’Arco della Pace. Era la trappola che l'avrebbe condotta a una fine orrenda. I suoi assassini (tra cui l'ex compagno Carlo Cosco, il padre di Denise, legato alle ’ndrine di Petilia Policastro, Crotone, ) la torturarono, diedero fuoco al suo corpo, e lo sciolsero nell’acido alla periferia di Monza, dove i resti sono stati sepolti e dove oggi sorge una targa a memoria del suo sacrificio. La vicenda giudiziaria si chiude nel 2014 con quattro ergastoli, a Carlo Cosco, e ai complici Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino.










