Jasmine Trinca con la t-shirt di Prada, John Malkovich sfila con una gorgiera, Theo Rollason in gonna e camicia e Vittoria Ceretti in Armani PrivéLa Mostra di Venezia offre una lezione ai professionisti dell’indignazione: sui pontili del Lido l’esibizionismo, in genere, ha ceduto il passo a una compostezza financo austera. A chi è rimasto orfano dei tradizionali spacchi inguinali, non è rimasto che aggrapparsi a un rettangolo di jersey: la t-shirt bianca da 1.100 euro di Prada con cui Jasmine Trinca, presente con L’estranea di Paolo Strippoli e Succederà questa notte di Nanni Moretti, ha scandito che “la produttività è un film horror” e di considerarsi anticapitalista. Si è alimentata così una discussione sull’incompatibilità fra il gusto per un bel capo (prestato e da restituire, sia chiaro) e una cattiva opinione del sistema: la questione è che le contraddizioni meritano attenzione, ma il prezzo di una maglietta è un argomento esile per liquidare un’idea. Ma l’opinionista Francesca Totolo ha ribattezzato la Mostra “tempio del proletariato” e un deputato ha spiegato all’attrice la produttività, esprimendo un’opinione non richiesta.

Penelope Cruz e Javier Bardem a Venezia (Ansa)

Al Lido i maligni hanno trovato un guardaroba irritantemente misurato. Questa Mostra ha premiato la sobrietà. Amal Clooney sceglie il taffetà di seta drappeggiato Tom Ford, designer scelto anche dal bel coniuge George Clooney, Rooney Mara un Louis Vuitton su misura e Marion Cotillard uno Chanel couture, mentre nell’Armani Privé di Vittoria Ceretti i cristalli sul busto trasparente e la colonna di velluto tengono insieme sensualità e controllo. La tavolozza ha comunque accolto il rosso Chanel di Penélope Cruz, il viola Balenciaga di Anna Foglietta e il fucsia sul Valentino nero di Vanessa Scalera; Alba Rohrwacher risponde in camicia bianca e gonna nera Prada. Un simile livello di grazia ha reso indispensabile l’intervento di Stefano Gabbana, che ha chiamato Elisabetta Franchi “Miss Poliestere”, ricevendo l’invito ad appoggiare lo smartphone: un’occasione per parlare di qualità, finita in triste clima da assemblea condominiale.