Il giorno dopo Cernobbio, la Sassonia ha dato un numero alla stagione evocata da Roberto Vannacci: 44,5%. È la quota attribuita dalle proiezioni all’Alternative für Deutschland (AfD), più del doppio del 2021. Vannacci ne aveva salutato l’avanzata, leggendo in quel potenziale risultato il possibile preludio a un’investitura elettorale anche per Futuro Nazionale.

Sono partiti ancora diversi, ma parlano a una paura simile: che il futuro abbia meno posti delle persone. Quando la politica non sa allargare la stanza, promette di scegliere chi dovrà alzarsi. Attualmente le 108 pagine di programma pubblicate da Futuro Nazionale vanno lette con attenzione. Proposte diverse condividono la stessa grammatica economica: la società come una sala con sedie contate, se non si crea nuova capacità, si stabilisce chi merita il posto esistente.

A pagina 91 compare il ‘Reddito di Genitorialità’: chi vuole lasciare il lavoro per stare a casa con i figli potrebbe cedere il posto, attraverso l’Inps, a una persona che riceve un sostegno pubblico. Parte del sussidio risparmiato verrebbe trasferita al neogenitore. Con un altro figlio entro trenta mesi, il beneficio continuerebbe per dodici o diciotto mesi. L’intenzione è unire natalità e occupazione. Ma un posto non è un appartamento che si subaffitta. Un’impresa non assume una casella vuota: assume competenze, esperienza, orari, affidabilità. Il documento non chiarisce chi scelga il sostituto, se l’azienda possa rifiutarlo, chi paghi la formazione e che cosa accada quando termina l’incentivo. L’Inps può spostare un trasferimento; non può trasferire la fiducia costruita tra una persona e il suo lavoro.