«Ma Valter è andato dall’avvocato?».
La domanda parte alle 13.42 del 5 luglio 2026 da una utenza che è stata memorizzata come «Laura fidanzata Ranucci» sul cellulare di Natalia Potenza, Lady Lavitola ormai soltanto sulla carta, considerata l’offensiva che avrebbe avviato di lì a poco contro l’ex compagno «L’ho sentito al telefono», risponde Natalia. Poi chiarisce: «Ancora no».
Laura vuole sapere se Valter Lavitola abbia già raggiunto il proprio difensore. Perché le interessi conoscere quel particolare e se debba riferirlo a qualcuno, la chat non lo dice. Ma gli orari raccontano il resto.
Bisogna rimandare indietro le lancette dell’orologio di oltre nove ore, alla perquisizione personale, domiciliare e informatica di Lavitola, cominciata la sera del 4 luglio e termina intorno alle 3.56 del 5. L’ex oste del Cefalù sale sulla Toyota Aygo guidata da Natalia e telefona immediatamente a Ranucci. È una conversazione lunghissima. I due discutono degli arresti, di Clesio Gomes Tavares, del presunto sopralluogo, del possibile movente, degli alibi e degli elementi che i carabinieri hanno appena contestato a Lavitola.
Sedici minuti dopo la fine della perquisizione, mentre quella telefonata è in corso, accade qualcosa che adesso potrebbe diventare uno dei punti della nuova audizione di Ranucci (che, si apprende, verrà convocato entro fine settembre). Alle 4.12, da «Laura fidanzata Ranucci» viene inviato un documento: «Ordinanza.pdf», 107 pagine. È il provvedimento cautelare per i quattro avellinesi accusati di aver fatto parte del commando. Alle 4.28 Potenza risponde soltanto: «Ok grazie».










