I carburanti, sia benzina che soprattutto diesel, sono ormai costantemente oltre i due euro al litro da più di un mese. E il Consiglio dei ministri, secondo quanto apprende l’Ansa, ha dato il via libera a un nuovo decreto-legge che proroga di una settimana il taglio dell’accisa sul gasolio, altrimenti in scadenza a mezzanotte. La misura resterà in vigore fino a giovedì 17 settembre.

Si tratta dell’ennesima estensione di un intervento che, alla luce dei dati, non garantisce più però un reale impatto per gli automobilisti. Le medie nazionali giornaliere comunicate dai gestori ed elaborate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il self-service indicano il gasolio a 2,177 euro al litro, pari a 108,85 euro per un pieno da 50 litri.

La benzina, pur rimanendo sopra la soglia dei due euro, si attesta a 2,067 euro al litro (103,35 euro per 50 litri), con un divario anomalo di oltre dieci centesimi a sfavore del diesel, unico carburante coperto dallo sgravio fiscale statale. La criticità appare ancora più evidente se si considera lo scenario senza il “paracadute” pubblico.

In assenza della riduzione d’imposta prevista dal decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, che fissa l’accisa a 532,90 euro per mille litri rispetto all’aliquota ordinaria di 672,90 (taglio di 14 centesimi al litro, che sale a circa 17 centesimi includendo l’Iva), il prezzo del gasolio schizzerebbe a 2,347 euro al litro. Un pieno raggiungerebbe così i 117,35 euro, ossia 8,50 euro in più rispetto ai livelli attuali, superando il precedente picco storico del 17 marzo 2022 (2,229 euro al litro) registrato all’avvio del conflitto russo-ucraino.