Una donna mangia del pollo fritto. Credit: iStock
Ricercatori spagnoli hanno trovato un’associazione statisticamente significativa fra il consumo di carne lavorata e il rischio di cancro allo stomaco e all’esofago. È stata inoltre trovata una correlazione tra la carne bianca e il tumore gastrico non-cardiale, ma solo nelle donne. I risultati dello studio.
I ricercatori hanno trovato un’associazione statisticamente significativa tra il consumo di carne lavorata (processata) e il cancro allo stomaco e all’esofago; inoltre hanno determinato che la carne bianca può aumentare nelle donne il rischio di tumore gastrico non-cardiale (NCGC), ovvero una neoplasia che non coinvolge il cardias – la parte dello stomaco vicina all’esofago – ma l’antro o il fondo. È quanto emerso da una nuova, approfondita indagine che ha analizzato i dati di quasi mezzo milione di persone. È doveroso sottolineare che siamo innanzi a uno studio di associazione, pertanto non dimostra alcun nesso di causa-effetto; in altri termini, non dice che la carne provoca questi tumori, ma che vi è un’associazione statistica da non sottovalutare.
I risultati del nuovo studio vanno letti nel contesto di prove sempre più convincenti sui possibili effetti cancerogeni della carne. Non a caso, dopo aver revisionato quasi mille studi epidemiologici sul consumo di carne e il rischio cancro, gli scienziati dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) sono giunti a due conclusioni: la prima è che la carne rossa risulta essere potenzialmente cancerogena; la seconda è che quella lavorata, come hamburger e salsicce, lo è sicuramente. A seguito di questi risultati, nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito la carne rossa nel Gruppo 2A – assieme ad altri composti probabilmente cancerogeni come l’acrilammide e i fumi di saldatura – e la carne lavorata nel Gruppo 1, quello dei prodotti sicuramente cancerogeni per l’uomo, alla stregua di benzene, radon, fumo, amianto e altri. L’associazione è emersa in particolar modo con il cancro al colon-retto, uno dei cosiddetti “big killer”; ciò nonostante gli scienziati stanno ancora indagando a fondo sulle correlazioni. È in questo contesto che è stata condotta la nuova ricerca guidata da ricercatori spagnoli dell’Istituto Catalano di Oncologia – ICO L’Hospitalet de Llobregat, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molteplici istituti. Fra quelli coinvolti: il Dipartimento di Chirurgia e Oncologia dell’Imperial College London (Regno Unito); l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC/OMS); la Facoltà di Scienze della Salute dell’Università di Tromsø (Norvegia); il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Aarhus (Danimarca) e molti altri.







