Il ministro ha messo tutti i dossier in stand-by (ma FI lotta)
Giovanni M. Jacobazzi
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Dove eravamo rimasti? Il Parlamento riapre e con le Camere torna a riaccendersi anche il cantiere della giustizia. Solo che, dopo la bocciatura referendaria della separazione delle carriere fra pm e giudici, il governo si ritrova adesso davanti a un problema: da dove ripartire? I dossier non mancano. Anzi. Il problema è che molti sono fermi nei passaggi parlamentari, mentre altri si trascinano stancamente da mesi tra annunci, mediazioni e rinvii. Carlo Nordio, in vista del referendum, aveva messo tutto in stand by, confidando sul fatto che con la vittoria del Sì tutto sarebbe stato più facile. Risultato? In quattro anni, a parte l’abolizione dell’abuso d’ufficio e alcune riforme minori, non è stato fatto granché. E se il bilancio non è completamente negativo lo si deve all’impegno di Forza Italia.
A ciò si aggiunge il rapporto con la magistratura associata che, in questo momento, non aiuta. Enrico Costa, capogruppo degli azzurri alla Camera, ha sottolineato più volte quanto sia diventato difficile, se non impossibile, il confronto con l’Associazione nazionale magistrati dopo il referendum. Se lo scenario non è esaltante, c’è un provvedimento che può allora diventare il primo test della ripartenza: il cosiddetto ddl Zanettin sul sequestro degli smartphone. Lo smartphone non è più un semplice telefono. Contiene messaggi, fotografie, email, documenti, dati bancari, informazioni personali e professionali. Può raccontare anni della vita di una persona e, inevitabilmente, anche quella di soggetti completamente estranei alle indagini. Proprio per questo il Parlamento aveva cominciato a mettere mano a una disciplina specifica. Il disegno di legge presentato da Pierantonio Zanettin (FI) e Giulia Bongiorno (Lega) è stato approvato dal Senato il 10 aprile 2024. Arrivato alla Camera si è però subito impantanato.






