Dalla separazione delle carriere alla riforma del disciplinare, dalla giustizia civile all’ordinamento professionale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde alle domande del Sole 24 Ore al XXVIII Congresso della giovane avvocatura che si è aperto ieri a Bergamo.

Domanda: Signor ministro, si riconosce in una lettura della riforma costituzionale all’insegna del revanscismo da parte della politica nei confronti della magistratura?

Risposta: Non è una volontà di rivincita e tantomeno di vendetta da parte della politica a ispirare la riforma. C’è piuttosto la necessità di un riequilibrio tra poteri, tra quello giudiziario e quello legislativo. La magistratura non ha mai aggredito la politica e non ha mai cercato di sostituirsi a essa, semmai è stata la politica che in maniera anche codarda ha fatto passi indietro, lasciando spazi che la magistratura ha poi occupato.

D: Quindi la riforma ha un obiettivo più politico che tecnico?

R: Non ripeterò mai abbastanza che centrale nella legge di modifica costituzionale non è tanto contrastare la possibilità per un giudice di diventare pubblico ministero e viceversa, già oggi limitata, quanto invece da evitare è che per lo stesso Csm ci siano richieste incrociate di voti tra giudici e pubblici ministeri, che ci sia una giustizia domestica troppo compiacente, stanza di compensazione, e comunque condizionata dalle correnti. Parole dure, ma è la scoperta dell’acqua calda, dette da chi è stato magistrato per anni. Sono tutte misure che crediamo andranno a rafforzare, non a indebolire, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.