Powered by
Mario Draghi e i suoi amici del Rhine Group non sono soli. Il loro progetto per molti aspetti non è chiarissimo, ha qualcosa al suo interno che può lasciare perplessi, come la sede in Svizzera, ma non è nato in un ristretto cenacolo di economisti (tutti ovest o centro europei). È però chiaramente qualcosa di sostenuto all’interno della Commissione europea, dove Draghi ebbe grandi appoggi per scrivere il suo Rapporto, e da un ampio numero di imprese, di economisti. Non sono tutti schierati con lui, altrimenti non ci sarebbe bisogno di un Rhine Group che rifletta su cosa serve fare, ma insomma, il consenso sulla necessità di realizzare il Rapporto è decisamente maggioritario.Quel che poteva non essere chiaro era il perché sia nato questo “gruppo di riflessione”, al quale appartengono numerosi ex ministri ed ex primi ministri. Non è un osservatorio sull’attuazione del Rapporto, ce ne sono già abbastanza, non è un think tank, e allora cos’è, qual è precisamente il suo obiettivo? Un’importante think tanker brussellese mi spiegò che sono i governi l’obiettivo del lavoro del Rhine Group, perché è lì il collo di bottiglia nell’attuazione del Rapporto.Mentre dalla Commissione (e da altre fonti) periodicamente arrivano informazioni su quanto si sta facendo, o cercando di fare, per realizzare le proposte di Draghi, dai governi il silenzio è praticamente assoluto. E allora è lì che si deve lavorare.E la rete comincia a mostrarsi nella sua potenza. Il Financial Times oggi ci dice che le riforme più importanti, come ad esempio quella dell’integrazione dei mercati dei capitali, sono al palo, non procedono. In generale tutto quel che riguarda l’integrazione dei mercati è fermo a causa, spiega il giornale, delle resistenze dei governi.Dove invece, secondo l’autorevole quotidiano, le cose fanno qualche passo è dove la Commissione (e ricordiamo che il Rapporto è stato scritto, di fatto dentro la Commissione), può agire in autonomia, come su alcuni alleggerimenti burocratici.Il problema è che tutto si ferma non appena si chiede agli Stati di mollare qualche competenza, qualche controllo, in fondo qualche pratica di potere che alle volte è utile solo ad alimentare nepotismi interni.Ecco che dunque il quadro si fa chiaro, quello che vuol fare il Rhine Group è esercitare una forte pressione sulle Cancellerie, metterle all’angolo con un processo che faccia esplodere da dentro le contraddizioni di governi che si rendono conto che l’Unione perde terreno, ma rifiutano di riconoscere che sono gli Stati che non riescono più a darle forza. Una posizione suicida che si basa, nel migliore dei casi, sul pio, ma normalmente sull’empio desiderio di raccontare che da soli ce la si può fare, scrollandosi di dosso compagni di strada che metterebbero i bastoni tra le ruote. Cosa che in realtà fanno tutti con tutti quando si chiudono in sciocchi e colpevoli nazionalismi.(Il Rapporto Draghi in italiano lo trovate qui)






