Sul lavoro come sui banchi di scuola, il passo dall’Hi-Fi (alta fedeltà) all’Hi-Lie (alta propensione alla menzogna) è sempre più breve. Con la crescente diffusione dell'intelligenza artificiale (IA) generativa, infatti, aumenta anche il rischio di imbattersi in contenuti apparentemente credibili ma privi di qualsiasi riscontro nella realtà: le cosiddette allucinazioni dell'IA. A evidenziarlo è una ricerca condotta da YouGov per conto dello specialista di cyber security Kaspersky che ha coinvolto un campione di 525 ragazzi italiani d’età compresa tra i 10 e i 16 anni. In particolare, a fronte dell’87% di intervistati che dichiara di utilizzare abitualmente strumenti come chatbot e agenti di IA, solo il 36% afferma di verificare regolarmente le informazioni ricevute e le fonti.

Utilizzata com’è per ricerche documentali (57% del campione) a supporto dello studio e dei compiti scolastici (46%), l’IA viene ormai impiegata anche per contributi creativi (38%), elaborazione testi/messaggi (30%), giochi (22%) e perfino consulti personali (18%), rivestendo un ruolo sempre più centrale nella vita di tutti noi. A nutrire poca o nessuna fiducia nei confronti dell'IA è, peraltro, soltanto il 18% degli intervistati. La qualità dei contenuti generati dall'IA, inoltre, ha raggiunto livelli tali da renderne sempre più difficile il riconoscimento. E, nonostante il 66% dei rispondenti ritenga di essere in grado di distinguere un artefatto da un originale, il 30% ammette di avere difficoltà nel farlo. “L’Intelligenza Artificiale sta rapidamente diventando uno strumento di studio quotidiano per le nuove generazioni e, se utilizzata correttamente, rappresenta una grande opportunità per supportare l’apprendimento - commenta Cesare D’Angelo, general manager Italia, Francia e Mediterraneo di Kaspersky - Per sfruttarne appieno il potenziale ed evitare di esserne vittima è fondamentale, tuttavia, accompagnarne l’utilizzo con lo sviluppo del pensiero critico e delle competenze digitali”.