A quattro anni dal varo, il piano che doveva liberare l’Europa dal gas e dal petrolio russi è fallito. Lo certifica la Corte dei Conti europea nella relazione pubblicata ieri, con un linguaggio da revisori che parla di «stallo» ma che nei fatti descrive un disastro. Il REPowerEu non ha strumenti per governare la propria attuazione, i fondi Ue hanno avuto un ruolo del tutto trascurabile nel taglio delle importazioni russe e gli investimenti sono lontanissimi dagli obiettivi.
La storia (nata male) del piano Energia
Vale la pena rifare un po’ di storia, poiché come sempre accade la Commissione presenta grandiosi piani in pompa magna, ma poi nasconde sotto il tappeto i propri immancabili fallimenti.
Il 18 maggio 2022, a Bruxelles, Ursula von der Leyen definì REPowerEU «la ricarica rapida del Green deal europeo». Al suo fianco l’olandese Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green deal, spiegò che «le rinnovabili ci danno la libertà di scegliere un’energia pulita, economica, affidabile e nostra» e che il piano serviva «a spezzare la dipendenza dal gas russo e a trovare la libertà nelle nostre scelte energetiche».
Erano i tempi in cui a Bruxelles era il lettone Valdis Dombrovskis a menare le danze, aiutato dal solerte commissario italiano Paolo Gentiloni.










