In una relazione pubblicata oggi, la Corte dei conti europea segnala che REPowerEU, il piano dell’Ue per l’indipendenza energetica dalla Russia, procede a stento, proprio quando gli scontri in Medio Oriente creano nuove minacce per la sicurezza energetica dell’Unione. Studiato per eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili russi e accelerare la transizione all’energia pulita, nell’insieme il piano fatica a dare frutti. Finora ha avuto scarsa risonanza nelle politiche nazionali, dal momento che gli impegni dei 27 Stati membri dell’Ue non hanno raggiunto neanche un quinto dei 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati. Senza una forte scossa, pertanto, il piano REPowerEU non sarà in grado di concretizzare le ambizioni per cui era nato – avvisa la Corte.
Presentato nel maggio 2022, il piano-faro REPowerEU è finalizzato principalmente alla graduale eliminazione delle importazioni di combustibili fossili russi mediante una serie di azioni e obiettivi, quali la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di combustibili fossili, l’aumento della capacità produttiva delle fonti di energia rinnovabile e il potenziamento dell’interconnettività energetica transfrontaliera. La Commissione europea ha stimato che, entro il 2030, sarebbero stati necessari investimenti aggiuntivi per circa 300 miliardi di euro, che ha messo a disposizione tramite il fondo istituito per la ripresa post-COVID (RRF). Gli Stati membri potevano aggiungere ai propri piani per la ripresa appositi capitoli finalizzati a conseguire gli obiettivi di REPowerEU. Tuttavia, secondo la Corte, nel quadro di governance mancano strumenti efficaci per guidare l’attuazione del piano e tenere traccia in modo attendibile dei risultati.







