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Mercoledì sera all’ultima presentazione del suo nuovo libro, Il ritorno della casta, Sigfrido Ranucci ha detto ai giornalisti di non voler entrare in politica e di voler continuare a fare il giornalista, in particolare a Report, il programma d’inchieste che conduceva dal 2017 e da cui è stato rimosso a fine agosto: «In politica non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report», ha detto.

Il tema si è posto anche perché la presentazione è avvenuta a Roma durante la festa nazionale del partito Alleanza Verdi e Sinistra, ma l’ipotesi è legata soprattutto all’attentato che Ranucci ha subìto il 16 ottobre del 2025, che era stato organizzato da Valter Lavitola, amico intimo dello stesso Ranucci: secondo l’accusa lo avrebbe fatto per accrescere la popolarità del giornalista in vista di una sua futura carriera politica.

Ci sono diverse testimonianze del fatto che Lavitola avesse commissionato sondaggi e stesse lavorando per capire se Ranucci potesse ottenere il ruolo di capo di un’eventuale coalizione del cosiddetto “campo largo”, l’alleanza progressista che va da Alleanza Verdi e Sinistra a Italia Viva di Matteo Renzi, passando per il PD e il Movimento 5 Stelle. Negli ultimi mesi Ranucci aveva detto più volte di sapere dei progetti di Lavitola ma di non averli mai condivisi e di non essere interessato a una carriera politica.