New York. Al World Trade Center i palchi e le sedie sono pronti per la cerimonia della lettura dei nomi delle 2.983 vittime dell’11 settembre e anche quest’anno, come ogni volta da 25 anni, ospiti e familiari dei deceduti trovano qualcosa di nuovo in quello spazio nel distretto finanziario di Manhattan che non finisce mai di essere ricostruito. Stavolta, per raggiungere le due monumentali vasche che ricordano le aree dove sorgevano le Torri Gemelle, si passa accanto ai murales che nascondono un cantiere appena inaugurato. La novità è che dovrebbe essere l’ultimo, quello destinato dopo un quarto di secolo a completare la ricostruzione di un luogo che cerca di mantenere un legame con quello che sorgeva qui dagli anni Settanta al 2001, ma è ormai tutta un’altra cosa. Il cantiere è quello del “2 WTC”, un grattacielo di cui da pochi giorni è cominciata la costruzione, che si concluderà nel 2031. Lo ha disegnato lo studio di Norman Foster e salirà per 374 metri a poca distanza dalla Freedom Tower che svetta sull’area (541 metri con l’antenna, ma in realtà alta circa 415 metri come le vecchie Torri).Un tempo gli edifici 1 e 2 del World Trade Center erano le due torri, mentre tutto intorno sorgevano edifici numerati dal 3 al 7 che sono andati completamente distrutti. Il nuovo Wtc ha un baricentro diverso, ha al centro il memoriale e intorno grattacieli con una numerazione analoga al passato, ma una diversa collocazione. E’ il risultato di anni e anni di pianificazione e discussioni, fin dai primi progetti affidati all’architetto Daniel Libeskind. Il “2 WTC” sarà il quartier generale di American Express, sorgerà al fianco dell’imponente Oculus, la stazione dei treni progettata da Santiago Calatrava e completerà, con i suoi terrazzi verdi, l’immagine del World Trade Center del Ventunesimo secolo, un’area che ormai ricorda il secolo scorso solo nelle fotografie invecchiate del memoriale.Con il grattacielo di Foster+Partners in un certo senso si entra nella New York degli anni Trenta che verranno, quella che sta disegnando da nove mesi il sindaco Zohran Mamdani. Una città che sembra aver recuperato lo smalto perso negli anni post Covid e più in generale nelle stagioni delle amministrazioni di Bill de Blasio ed Eric Adams. Ora è tornata a essere quella dinamica e carica di energia di un tempo. L’11/9 non è dimenticato, anzi è diventato parte della narrazione della città e il venticinquesimo anniversario suscita emozione sincera. Lo dimostra Bryant Park, il parco nel cuore di Midtown a molti chilometri dal luogo dell’attacco terrorista, dove la commemorazione è affidata a 2.753 sedie disposte sul grande prato, una per ciascuna delle vittime del Wtc.Il “2 WTC” sarà il quartier generale di American Express, sorgerà al fianco dell’imponente OculusNew York non ha dimenticato, ma le due torri esistono ormai solo nello skyline andato in archivio e oggi profondamente mutato. In attesa del secondo gigante al Wtc, gli ultimi colossi ad aver cambiato il cielo di Manhattan sono il grattacielo di 423 metri che fa da sede a JP Morgan Chase su Park Avenue, la Steinway Tower affacciata su Central Park, il Vanderbilt accanto alle intramontabili guglie art déco del Chrysler e il complesso di grattacieli di Hudson Yards.Mamdani, il sindaco sorridente e socialista, non può ancora essere considerato l’artefice di un cambiamento urbanistico cominciato da lontano, ma ha il merito di aver riportato un certo entusiasmo in città. Un sondaggio della Siena University ad agosto gli riconosceva un gradimento in città del 69 per cento, più di quando è entrato in carica lo scorso gennaio. New York è in piena luna di miele con il giovane sindaco esploso grazie ai social, proprio mentre l’America sembra invece tollerare sempre meno un altro newyorchese celebre, Donald Trump, che naviga sotto al 40 per cento nei sondaggi. Sarà anche per questo che Mamdani suscita rabbia pura nei trumpiani. E’ il caso di Rudy Giuliani, sindaco-eroe venticinque anni fa, oggi avvocato radiato, che non esita a usare la carta etnico-religiosa per attaccare il successore: “Non dovrebbe partecipare alle cerimonie dell’11/9, mi offende che ci sia”. Il fatto che stavolta a presiedere come sindaco la cerimonia ci sia per la prima volta un musulmano, ha spinto Giuliani a paragonarlo ai diciannove terroristi islamici che realizzarono l’attacco all’America, dicendo che loro “almeno non cercavano di nascondere quello che invece Mamdani vuole nascondere”, cioè secondo l’ex sindaco un sostanziale odio per l’America.L’attuale primo cittadino ha reagito come è nel suo stile, sorridendo e ricordando che nel 2001 lui era un bambino musulmano di nove anni e non è stato facile crescere nella città post 11 settembre. Ma l’episodio è sintomatico dell’irritazione che da più parti suscita Mamdani per aver riportato New York, per ora, al clima carico di energia che ha caratterizzato i tre mandati da sindaco di Michael Bloomberg dopo l’attacco alle Torri, dal 2002 al 2013. La New York in cerca di rinascita di oggi è in gran parte quella disegnata da Bloomberg e dal suo vice per lo sviluppo urbano, Daniel Doctoroff. Lo è anche nel preservare le enormi diseguaglianze che a Manhattan, lungi dallo scomparire, si stanno ampliando, tanto che a New York non si parla neppure più dell’1 per cento che controlla gran parte della ricchezza, perché nel frattempo quel controllo è passato a un gruppo ancora più ridotto, quello dello “0,1 per cento”.La lotta alle diseguaglianze è il terreno dove Mamdani dovrebbe dare il meglio di sé, ma il bilancio ha alti e bassi. Ha ottenuto il congelamento degli affitti piazzando i fedelissimi nel board che li controlla. Ha portato a termine una prima parte della riforma sugli asili nido, ma la promessa degli asili gratis da sei settimane a cinque anni per ora si scontra con la necessità di trovare sei miliardi di dollari l’anno. Gli autobus gratis ancora non ci sono, anche se sono aumentate e migliorate le corse, insieme alle corsie per ciclisti e alle zone pedonali. I soldi che servono devono arrivare dallo stato di New York e i rapporti con la governatrice Kathy Hochul non sono idilliaci.Mamdani può mostrare risultati migliori sulla sicurezza, un terreno su cui tutti i sindaci si giocano il futuro. Anche qui però in parte vive di rendita: nel 2025, prima che si insediasse, New York ha avuto 688 sparatorie, minimo storico, con un calo del 24 per cento sull’anno precedente. Ma il primo semestre del 2026, con lui in carica, è andato ancora meglio, con la criminalità giù del 5,8 per cento e gli omicidi al minimo storico. E’ anche per questo che il turismo è tornato a livelli record. L’anno scorso i turisti sono stati 65 milioni, con un recupero del 98 per cento del livello pre Covid del 2019 e quest’anno tutto fa pensare che si supereranno le presenze di prima della pandemia.La crescita era percepibile quasi a vista d’occhio lo scorso fine settimana, durante il ponte festivo americano del Labor Day. Da Times Square alla Broadway pedonalizzata di Midtown, dalle strade di Dumbo a quelle di Williamsburg, dalle barche sulla baia ai locali jazz del Village, dai prati affollati di Central Park ai caffè di Orchard Street nel Lower East, dovunque New York si mostra stracolma di visitatori. C’è folla nei grandi musei e sulla terrazza del più riservato Whitney Museum disegnato da Renzo Piano, da dove si dominano altri spazi affollati, quelli inventati dall’amministrazione Bloomberg che oggi esprimono il pieno potenziale: la High Line, Hudson Yards, le strade di Chelsea e del Meatpacking District piene di ristoranti e brand di lusso (Gansevoort Street è ormai un’altra Fifth Avenue). E nuovi luoghi iconici come Little Island, la risposta del West Side alle attrazioni del South Street Seaport sull’East River, da dove partono i traghetti (molto gettonata Governors Island) e decollano a ritmo continuo gli elicotteri, ricercatissimi da chi sogna solo di fare foto per Instagram.Nella frenesia turistica di NY, il memoriale resta meta di un pellegrinaggio commosso ed è il luogo più visitato in cittàUna frenesia turistica che potrebbe stonare con l’atmosfera delle commemorazioni per i 25 anni dell’attacco all’America. Se non fosse che il memoriale resta meta di un pellegrinaggio commosso ed è il luogo più visitato in città. Stavolta nel leggere i 2.983 nomi, lo sguardo cadrà sul cantiere di un grattacielo che sarà finito nel 2031, trent’anni dopo l’attacco. Sul palco, per la prima volta, un sindaco musulmano che nel 2001 aveva nove anni. Al suo fianco il vicepresidente J. D. Vance, perché Trump ha scelto di andare al Pentagono: voleva tenere un discorso a Ground Zero, ma sono quindici anni che ai politici è vietato parlare alla cerimonia e nessuno ha voluto fare un’eccezione per lui.
La rinascita di New York e del World Trade Center 25 anni dopo l'11 settembre
Venticinque anni dopo l’attacco alle Torri, un nuovo grattacielo cresce accanto alle vasche del memoriale. Mentre lo skyline continua a ridisegnarsi, sul palco della cerimonia, per la prima volta, un sindaco musulmano












