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Aldo Cazzullo
È l’epoca che ha reso il nostro Paese il motore della cultura universale. Aldo Cazzullo ha scelto di raccontarla. «Quando l’Italia rinacque», in uscita martedì 15 settembre per HarperCollins. Qui ne anticipiamo un estratto, che parte da uno degli artisti più eccezionali di sempre. E dal ricordo di un bambino
I Medici e Leonardo, Raffaello e Michelangelo, Ariosto e Cristoforo Colombo. Aldo Cazzullo prosegue il suo viaggio nell'identità italiana con il nuovo libro, «Quando l'Italia rinacque. Il nostro Rinascimento», che HarperCollins pubblica martedì prossimo, il 15 settembre. Ecco un'anticipazione tratta dal primo capitolo.
Il Mosè era là. Poteva essere stato scolpito cinquecento anni prima, o il giorno prima. Era una statua senza tempo, quindi eterna. E mi fissava con quegli occhi che parevano soggiogare il mondo. Avevo sei anni, mio papà e mia mamma mi avevano portato a Roma per la prima volta. Papà e mamma non avevano una cultura accademica, erano molto orgogliosi del loro diploma di ragioneria che — «ai nostri tempi», dicevano — era come una laurea. I loro padri a dodici anni erano già uno garzone in macelleria, l’altro nei campi. Però papà e mamma mi hanno trasmesso un’idea: il contrario di ignoranza non è cultura, è curiosità. E mi hanno comunicato il senso di ammirazione per la grandezza e per la bellezza.







