Contro i femminicidi la prevenzione è la chiave di tutto. L’educazione sessuo-affettiva è lo strumento che può disinnescare la violenza e ribaltare stereotipi di genere. Se non inneschiamo un profondo mutamento culturale non faremo altro che dare spazio a chi ritiene che il femminicidio non esista.

A cura di Anna Laura Orrico, deputata del Movimento 5 Stelle.

Ci siamo lasciati alle spalle un torrido mese di agosto nel quale abbiamo assistito ad una nuova inquietante catena di femminicidi. Solo in Calabria, la notte di Ferragosto, Ornella Forastefano, 46 anni, è stata picchiata e abbandonata morente dal compagno davanti al pronto soccorso di Trebisacce; il 18 agosto Carmela Bifano, 72 anni, è stata ritrovata morta in un fosso agricolo a Corigliano Rossano, qualche giorno prima a Mongrassano un uomo di 30 anni aveva sparato alla propria compagna. Il 3 settembre, invece, Lorena Isceri, 45 anni viene uccisa e gettata da un viadotto sull’A1 dal suo ex fidanzato. Una sequela di eventi drammatici e scioccanti che riaccendono il dibattito pubblico e raccontano un Paese nel quale il patriarcato è ancora in grado di esprimere tutta la sua dimensione, ingombrante e brutale.

La politica – o almeno una parte di essa – si interroga, e viene interrogata, su come porre un argine, ed una sensazione di perenne deja vu ci assale in cui il ciclo di violenze e morte subito dalle donne ci restituisce una realtà in cui i centri antiviolenza e numerose associazioni combattono una guerra impari che stiamo perdendo come società. Eppure c'è qualcosa nel dibattito, negli appelli come quello fatto dal padre di Lorena Isceri, che tutti dovremmo avvertire come un'urgenza: è necessario ribaltare il modello patriarcale che domina la nostra società, è fondamentale lavorare su nuovi modelli culturali basati su relazioni paritarie nelle quali nessuno possa sentire di poter prevaricare sull’altro, e ciascuna delle parti possa riconoscere la violenza, anche quella più silente e subdola, e trovare la forza di denunciare senza sentirsi né sola né giudicata, ed evitando che si inneschi quella che si chiama seconda vittimizzazione. Ma come si capovolge un modello culturale vecchio di secoli e di cui anche le donne spesso sono inconsciamente, e paradossalmente, intrise? Una prima risposta politica, che come Movimento 5 Stelle, da tempo, abbiamo pensato di suggerire, è stato l'inserimento dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, con percorsi adeguati per ogni fascia di età, la presenza costante di esperti, psicologi e personalità in grado di affrontare insieme ai giovani la complessità delle relazioni nella contemporaneità che viviamo, il turbinio delle emozioni e dei sentimenti che accompagna l’adolescenza, la scoperta del proprio corpo e gli interrogativi su cosa sia l’amore sano, sapendo riconoscere invece quello tossico.