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Paolo Mereghetti

Edoardo De Angelis è regista che sembra voler aggredire le storie e i personaggi, con una macchina da presa che indaga e interroga più che limitarsi a osservare. Ed è così anche in questo Il fuoco che ti porti dentro che ha trovato in Vanessa Scalera l’interprete ideale per una madre invasiva, autoritaria, che sembra capace solo di recriminazioni e offese: lei è salita da Napoli a Milano per la cena della vigilia di Natale a casa del figlio (Lino Musella) e lui cerca di trattenere la sua insofferenza davanti alla moglie e ai figli. Ma lei non sembra proprio intenzionata a dargli tregua. E allo stesso modo si comporta la regia che sembra voler imprigionare i suoi personaggi dentro una «gabbia» (la sala da pranzo, la cucina) da cui solo un povero cappone riuscirà a volar via invece di finire in pentola, lasciando tutti a fare i conti con le proprie (inguaribili?) ferite.

Un mondo soffocante e inflessibile che è anche quello di Un bon petit soldat (Un bravo soldatino) dove Stéphane Brizé ritrova Alba Rohrwacher dopo Le occasioni dell’amore. Qui è Carla, incaricata delle risorse umane in una società gestita con freddo autoritarismo da Vincent Lindon: lei ha introiettato la competitività che domina in azienda e finisce per esigerla anche dal figlio che invece il marito separato cerca di proteggere come può. Ma è difficile tenere sotto controllo il fronte lavorativo e quello privato, e Carla ne dovrà subire le conseguenze come non immaginava, finendo per diventare quel soldatino ubbidiente che non pensava di essere e che la regia di Brizé racconta con l’efficacia dell’inevitabilità, costretta a pagare le conseguenze di una scelta di vita che lei credeva l’avrebbe portata da tutt’altra parte.