HomeViareggioCronacaUna pennellata di libertà. Gli occhi di Didala e Chittò cancellano i simboli dell’odioL’artista Roberto Diatz ha firmato il murales ‘Essere umano-Essere partigiano’. L’iniziativa del Cantiere Sociale dopo le svastiche sul muro della ferrovia.Il murales firmato dall’artista Roberto Diaz, per un’iniziativa promossa dal Cantiere Sociale. e Ri.Cre.Azione CollettivaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciI muri delle nostre città raccontano. Di amori nati, finiti, ricordi, fantasie, denunce sociali... Ma troppo spesso, ormai, finiscono per subire la storia peggiore. Quando l’ombra della notte lascia in eredità la macchia nera di una svastica non è solo una parete ad essere sfregiata, ma i valori di una comunità. Coprire quei simboli con una pennellata grigia neutralizza l’offesa; sovrascrivere l’odio con le radici delle libertà, invece, diventa il gesto per resistergli.

E così a Viareggio – nel muro della ferrovia che corre dietro al centro commerciale Burlamacca – il Cantiere Sociale Versiliese, insieme a Ri.Cre.Azione Collettiva, ha deciso di trasformare quell’offesa in memoria. Attraverso l’opera dell’artista Roberto Diatz dal titolo che è già una postura etica: “Essere umano - Essere partigiano“. Dove prima c’erano simboli di sopraffazione, di odio e di razzismo, ora si incrociano gli sguardi di Ciro Bertini, per tutti Chittò, e di Didala Ghilarducci. Lei, figlia di un marinaio anarchico, e lui, figlio di un noto avvocato, si erano incrociati sui marciapiedi di Viareggio prima di lasciar cadere i libri di scuola per iniziare a parlarsi. Da quegli sguardi nacque un amore intrecciato alla politica e alle salite in montagna, fino alla scelta di salire insieme sui monti per la Resistenza nel settembre del ’43, portando con sé il piccolo Riccardo, nato da pochissimi giorni. “Quella scelta sofferta l’abbiamo fatta proprio per lui, per affidargli un mondo migliore”, avrebbe ricordato Didala. Il 28 agosto 1944 la tragedia spezzò quell’unione con l’uccisione di Chittò a Gualdo da parte dei tedeschi. Didala fece di quel dolore immenso una trincea, diventando per tutta la vita “la partigiana per amore” e la custode tenace dei valori della libertà, fino alla scomparsa nel 2012. I loro volti sul muro non sono monumenti, ma il richiamo vivo alla consapevolezza che la libertà richiede il coraggio quotidiano di prendere parte.