Dopo i due giorni di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la vertenza Electrolux esplode in tutta la sua drammaticità. L’azienda ha infatti confermato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e un numero di esuberi pari a 1.450 dipendenti in Italia. A questi si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati, oltre ai 91 già cessati, mentre l’organico a tempo indeterminato è già sceso da 4.279 a 4.200 persone tra aprile e agosto. Come se non bastasse, "la multinazionale pretende di superare gli accordi sindacali sull’organizzazione del lavoro, aumentando le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all’ora e puntando a un unico turno giornaliero" denunciano i sindacati. Di fronte al netto rifiuto di ritirare i licenziamenti o la chiusura del sito marchigiano, Fim, Fiom e Uilm hanno interrotto il confronto tecnico, chiedendo la convocazione urgente del tavolo con il Ministro e le Regioni. Per queste ragioni sono state proclamate otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti per martedì prossimo con una manifestazione nazionale davanti al presidio di Cerreto. "Saremo a Cerreto perché quel sito non deve chiudere. Difendere Cerreto significa difendere il lavoro", affermano con fermezza le sigle sindacali. La protesta proseguirà finché l’azienda non ritirerà esuberi e dismissioni. Di fronte all’incertezza dei 170 operai, il sindaco David Grillini traccia la rotta della resistenza: "Non bisogna mollare. Per farcela serve fare massa critica: tutti insieme possiamo aumentare la forza della nostra voce e la capacità di incidere".
Electrolux, martedì ecco lo sciopero. Manifestazione nazionale a Cerreto
I sindacati: "L’azienda deve ritirare il piano". Il sindaco Grillini: "Serve. massa critica per resistere".









