La rivoluzione non ha fatto cadere il regime, gli ayatollah sono ancora lì. Ma ha vinto un’altra guerra, più lenta e più profonda, che nessuna manganellata può disperdere: si è spostata dalle piazze alle case. Il regime può ripulire una strada in una notte. Non può ripulire la testa delle ragazze che hanno deciso di non temere più il proprio corpo. Per Satrapi, in Iran è caduto il patriarcato. Nel 1979 sapeva leggere il 40 per cento degli iraniani, oggi più dell’80. Le università sono frequentate da una maggioranza femminile, e le donne rappresentano circa il 70 per cento dei laureati nelle discipline Stem. «Il regime ha costruito scuole per indottrinarci, ma ha fatto male i conti. Una volta che sai leggere, leggi quello che vuoi, e sei libera.»
Le ragazze che hanno guidato la rivolta la raccontano come una staffetta. Le madri, le sorelle maggiori, hanno corso il loro pezzo di strada e poi hanno passato il testimone. L’attrice Golshifteh Farahani mi dice che «le nostre mamme erano ragazze nel 1979, sono state costrette a imparare a nascondersi, e nelle camerette ci hanno insegnato quali erano i nostri diritti. Poi siamo arrivate noi, abbiamo spinto l’asticella un po’ più in là, abbiamo fatto la Rivoluzione Verde, ed è fallita. Ora ci sono loro, le giovani della Generazione Z, così valorose e sfacciate. Noi non avevamo quel coraggio. Gli abbiamo passato il testimone, e ora le guardiamo correre gli ultimi metri».








