VENEZIA - «I soldati di Sheikh Hasina hanno dato un piccolo ricevimento a Venezia alla militante Azmeri Haque Badhon». Il messaggio in stile guerriglia viaggia tranquillo via Facebook, lanciato anche ieri da uno dei tanti attivisti della Awami League (la Lega Popolare del Bangladesh), messa al bando dopo la rivolta popolare del luglio-agosto 2024, guidata dagli studenti, che costrinse Sheikh Hasina alle dimissioni e alla fuga, ma ancora attiva in giro per il mondo.
Anche in Italia, anche a Venezia. Attivisti che sono fieri per quello che hanno fatto a Marghera, con l’aggressione all’attrice bengalese Azmeri Haque Badhon, che fu in prima linea in quella rivolta. E si scopre che alla vigilia dell’agguato di lunedì sera, evidentemente premeditato, era arrivato proprio a Venezia Sajeeb Wazed Joy, il figlio 55enne dell’ex Prima ministra del Bangladesh dal gennaio 2009 all’agosto 2024, ed ora in esilio (protetto) in India. Una coincidenza? Difficile pensarlo visto che, sempre sui social, girano le foto degli aggressori dell’attrice assieme a Sajeeb Wazed, scattate poche ore prima in Laguna.“Next Bangladesh leader” Lo chiamano così: “Il prossimo leader del Bangladesh”. Del resto Hasina, ora 78enne, è la figlia del primo presidente e padre fondatore del Bangladesh, Sheikh Mujibur Rahman (e fino al 2020 era considerata una delle donne più potenti al mondo). Secondo questo “asse ereditario”, dunque, Sajeeb Wazed Joy, già consigliere di sua madre in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, dovrebbe un giorno riprendere il potere pur essendosi stabilito da un paio di decenni negli Stati Uniti, dove ha preso la cittadinanza nel 2025. Definito “uomo d’affari”, non ha mai fatto mistero di continuare la sua attività politica per la Awami League che, a Venezia, ha una propria “sezione” nella quale graviterebbero tutti i responsabili dell’agguato all’attrice bengalese. «Il giorno prima dell’aggressione era in città, ci sono le prove, anche se lunedì non è stato visto» racconta Rithu Miah, imprenditrice bengalese residente a Mestre che, in questi difficili giorni, è stata al fianco dell’attrice Azmeri Haque Badhon, anche durante la presentazione della denuncia per la violenza subita in questura a Venezia. Il figlio dell’ex presidente bengalese potrebbe essersi gustato anche la Regata Storica di domenica pomeriggio, ma in serata ha sicuramente incontrato alcuni degli aggressori dell’attrice che hanno, uno dopo l’altro, postato sui loro profili social i selfie assieme al “next Bangladesh leader”.Caccia ai responsabili Intanto, mentre la polizia ha avviato le indagini sull’accaduto, una miriade di cittadini bengalesi in questa e nell’altra parte del mondo sta pubblicando le foto con i nomi (e perfino quelli dei loro genitori) dei responsabili dell’agguato di lunedì a Marghera, dalla Awami League mandano messaggi per cercare di addolcire la sensazione di accerchiamento che il gruppo sta vivendo: «Nessuno viene arrestato prima delle indagini. Anche se qualcuno viene arrestato immediatamente sul luogo dell'incidente, viene rilasciato - scrivono gli attivisti -. Non dovete preoccuparvi per i nostri fratelli, la Lega Awami di Venezia sta monitorando tutto con responsabilità. Non succederà nulla, a Dio piacendo».L'attrice «Dopo il vergognoso incidente di cui sono stata vittima da parte di persone che si sono presentate come esponenti e attivisti della Bangladesh Awami League e della Chhatra League, sto ricevendo moltissime telefonate da parte di persone preoccupate per me, che cercano di sapere come sto, dove sono, come sto e se sto bene - fa intanto sapere Azmeri Haque Badhon, messa sotto protezione dal Consolato bengalese e attualmente ospitata in un luogo sotto sorveglianza -. Non ho mai chinato la testa e non ho intenzione di farlo. È importante ricordarlo: non è così facile spezzarmi. La polizia qui mi ha aiutato moltissimo e abbiamo già identificato molte delle persone coinvolte. Mi considero una bangladese orgogliosa, perché il popolo del mio Paese mi è stato accanto nel momento del bisogno».E prosegue l’attrice che partecipò in prima persona alla sollevazione popolare nel Paese asiatico: «Durante la rivolta popolare del 2024 io sono stata al fianco del popolo del Bangladesh. Considero questa una delle decisioni più giuste che abbia preso nella mia vita e non è così facile spaventarmi. L'unica cosa che mi ha sconvolta profondamente, lunedì scorso, è il modo in cui mio fratello, la sua famiglia, il suo bambino di tre anni e sua moglie sono stati molestati e aggrediti. Tutto ciò è semplicemente vergognoso e inaccettabile. Voglio essere molto chiara: non tornerò da Venezia al Bangladesh senza aver chiesto giustizia per quanto accaduto. Porterò avanti questa battaglia fino alla fine». Di certo, “i soldati di Sheikh Hasina” ora avranno capito con chi hanno a che fare.







