Non c'è lieto fine e non c'è quarto di finale con la Spagna, proprietà dell'Australia, nella favola dell'Italia tutta cuore che risorge da -26 e intravede una luce invisibile a tutti in fondo al tunnel dello spareggio/ottavo: sulla sirena la fuga per il supplementare di Francesca Pasa gira sul ferro e esce, graziando le Opals (82-80) e guastando l'epilogo di una serata da impresa eroica. Il Mondiale di Berlino, quello del ritorno azzurro dopo 34 anni, non passerà alla storia per il ritorno tra le prime otto, piazzamento riuscito l'ultima volta in Corea del Sud nel 1979, ma per i due miracoli sfiorati contro i colossi Usa e Australia. Mercedes Arena maledetta per il basket italiano: nel 2022 per i tiri liberi sbagliati da Fontecchio nel quarto di finale europeo con la Francia e quattro anni più tardi per l'ultimo tiro, sputato fuori dal ferro, di Pasa. Iniziata con una Australia che perdeva pezzi (Alanna Smith e la capitana Ezi Magbegor, dopo 4') e finita con la stessa Australia, per trenta minuti ai limiti della perfezione, che non perdeva la testa e partita: strana, ma matta e comunque storica, notte di Berlino, teatro di un dramma sportivo dai due volti. Per trenta minuti le australiane, guidate da una stratosferica Borlase (30 punti), impartiscono una lezione di pallacanestro essenziale e implacabile. L’Italia sprofonda, tramortita dalla fisicità avversaria e da un attacco inceppato nel primo quarto (4/19 dal campo). Il baratro si apre nel terzo periodo, quando il passivo tocca il -26 (38-64). Buonanotte Italia? Macché. Nelle azzurre si riaccende il sacro fuoco del bronzo europeo. La squadra di Capobianco ritrova orgoglio, anima, tiro e difesa: un’indomabile Costanza Verona, autrice di 23 punti memorabili e dell'incredibile tripla del pari a quota 77, si dimostra mente e braccio della riscossa. Intorno a "Cocca” sale l'intera truppa: la sfrontatezza della quasi esordiente Blasigh (13 punti alla fine), il lavoro oscuro delle lunghe Olbis e Cubaj, la classe di Zandalasini e Pan. L’Australia si smarrisce: Costanza impatta a 77 a -1' dalla fine, l'Australia arriva a +4, Blasigh da nove metri riporta l'Italia a -1 e sulla sirena, dopo un ½ dalla lunetta australiano, la preghiera di Pasa sbatte sul ferro. Il Mondiale finisce così, tra rabbia e orgoglio. «Prima di tutto voglio ringraziare tutte le ragazze che ci hanno accompagnato nel percorso e che per motivi fisici o di condizione non sono potute venire a Berlino: mi riferisco a Ilaria Panzera, Laura Spreafico e Martina Kacerik. Riguardo alla partita dico che quando facciamo in modo che sia la tecnica a trascinare il talento non siamo incisivi, non corriamo il campo e subiamo terribilmente la partita, come nel primo tempo. Quando riusciamo a switchare e la nostra anima trascina il nostro talento diventiamo la squadra che recupera 26 punti a una delle Nazionali più forti del mondo. In poco più di un anno abbiamo affrontato Belgio, Stati Uniti e Australia perdendo per un totale di 7 punti. Vuol dire che dobbiamo lavorare sui dettagli se vogliamo competere al livello più alto della pallacanestro mondiale. Ma che sognare di lottare per il vertice non è impossibile», commenta coach Capobianco, con l'urlo di gioia strozzato in gola.