Doveva essere il giorno dei primi voti, finisce con un rinvio e una sottosegretaria che lascia la commissione. Ma l’immagine politica della giornata arriva da fuori Montecitorio. Al presidio contro il ddl antisemitismo spuntano le bandiere di Hamas e Hezbollah e, tra i cori, anche uno che inneggia ai miliziani del movimento islamista palestinese. La piazza diventa il nuovo terreno di scontro tra destra e sinistra, su un provvedimento che divide i fronti e apre crepe anche al loro interno. Alla mobilitazione fanno capolino, tra gli altri, la dem Laura Boldrini e il pentastellato Riccardo Ricciardi, Stefania Ascari e Alessandra Maiorino. Una partecipazione che scatena l’attacco della destra.

La presenza delle opposizioni è «molto grave», affonda il senatore azzurro Maurizio Gasparri, esortando ad approvare il ddl «il prima possibile» per «smontare la campagna di menzogne in atto» sui limiti alla libertà di critica a Israele. Galeazzo Bignami alza il tiro: Elly Schlein e Giuseppe Conte, incalza il capogruppo di FdI alla Camera, prendano le distanze da una piazza diventata «un megafono» per chi inneggia al terrorismo.

Fuori monta la protesta, dentro i lavori si fermano. La discussione generale in commissione Affari costituzionali parte, ma dura soltanto mezz'ora: la sottosegretaria leghista Giuseppina Castiello lascia per un altro impegno. E, senza un rappresentante del governo, i voti saltano. Un inciampo che cade su un’agenda già al limite. Le opposizioni avevano appena protestato per i tempi «troppo stretti": sulla stessa commissione si accavallano cittadinanza, legge elettorale e antisemitismo, dossier ad alta tensione diretti in Aula tra fine settembre e inizio ottobre. Domani l’Ufficio di presidenza proverà a rimettere ordine: l’esame dovrebbe ripartire la prossima settimana, con l’Aula fissata al 2 ottobre. Il vero duello resta sulla definizione (Ihra) richiamata dal ddl, che include nell’antisemitismo anche alcune forme di attacco a Israele e di negazione del diritto all’autodeterminazione ebraica. Pd, M5s e Avs vogliono ridurne il peso e affiancarle la Dichiarazione di Gerusalemme del 2021, evitando che la critica al governo di Benyamin Netanyahu possa essere bollata come antisemitismo. Anche Riccardo Magi (+Europa) chiede di correggere il tiro, annunciando emendamenti «più garantisti». La maggioranza, invece, è decisa a blindare il testo del Senato.