La Commissione europea vuole privilegiare le aziende del Vecchio continente nell’accesso agli appalti pubblici. “Stiamo dando agli acquirenti pubblici la possibilità di comprare europeo”, ha detto il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné presentando la riforma del comparto. Ma nel nuovo regolamento – su cui dovrà partire il confronto con Parlamento e Consiglio – ci sono anche aspetti che preoccupando i sindacati: alcune delle tutele per i lavoratori previste dal Codice italiano rischiano di diventare facoltative, perché le nuove norme sarebbero direttamente applicabili e lascerebbero agli Stati membri meno margini di quelli che l’Italia si è ritagliata negli ultimi anni.
La proposta della Commissione sostituisce le tre direttive europee oggi in vigore con un unico regolamento e promette meno burocrazia, più negoziazione tra amministrazioni e imprese e una nuova piattaforma digitale comune. Il mercato interessato vale circa il 15% del Pil dell’Unione e Bruxelles calcola un risparmio amministrativo di circa 650 milioni di euro l’anno. Il solo Digital Marketplace europeo, che collegherà i sistemi nazionali di e-procurement, dovrebbe generarne altri 220 milioni grazie al principio once only: le imprese non dovranno presentare più volte gli stessi dati per partecipare alle gare nei diversi Paesi.












