«Io sono molto tranquillo e sono sereno: credo che sarebbe sbagliato adesso raccontare tutta la storia, mi sembra che la conoscano tutti molto bene». Così Giovanni Malagò per la prima volta parla pubblicamente del caso tesseramento che lo coinvolge e che potrebbe portare al suo decadimento da presidente della Federcalcio. La richiesta di archiviazione, respinta ieri dalla Procura generale del Coni con sonora bocciatura dell’indagine condotta dal procuratore federale Chiné, apre nuovi scenari sulla vicenda sollevata dall’avvocato Renato Miele sulla candidatura e l’elezione di Malagò, visto che l’ex presidente del Coni non aveva la tessera Figc come prevede lo Statuto Figc all’articolo 29. «Non sono preoccupato e soprattutto credo che ci sono precedenti fin troppo evidenti di quella che è la storia - ha aggiunto Malagò dopo l’assemblea odierna della Lega Serie B -: diciamo che è qualche mese che si è tentato delle strade diverse da quello che sono le dinamiche di consenso elettorali».

Il tema è delicato e coinvolge il Coni, che vigila sulla Federcalcio e adesso dovrà affrontare la questione. «La decisione deve essere presa con attenzione e senza fretta perché si parla dello sport italiano, con i principi del Coni. Nessuno abbia fretta, dovete essere certi di una cosa: il Coni e il presidente del Coni cercheranno di non sbagliare». Così Luciano Buonfiglio, numero uno del Comitato olimpico italiano, a margine della presentazione della sesta edizione della staffetta “Obiettivo Tricolore”, in seguito alla mancata archiviazione riguardo la vicenda sul mancato tesseramento Figc di Giovanni Malagò. «Quante volte mi avete chiesto del commissariamento – spiega -, ma io non mi faccio influenzare né da destra, né da sinistra, né da sopra e né da sotto. E' chiaro che devo fare tutto con molta attenzione, non è un diritto ma un dovere», conclude Buonfiglio.