Sale lo scontro con Fdi. E dimentica che due anni fa rifiutò di farsi ascoltare

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"Interrogatemi". "Prima devi dimetterti". "Allora non volete interrogarmi". L'ex premier Giuseppe Conte è ancora oggi ostaggio di questo loop, ripete al Corriere della Sera le solite scuse puerili "intrise di ridicole accuse, di falsità e di vittimismo" secondo Fratelli d'Italia, dice che non vogliono sentirlo davvero in commissione Covid ("è solo un plotone di esecuzione di finti patrioti, dei disertori durante il Covid"), che lui non ha niente da dire, che la magistratura che ha indagato su di lui non ha trovato niente mentre invece il vero problema sarebbero i 100 milioni dati per risarcire l'imprenditore Dario Bianchi, le cui mascherine certificate sono state sequestrate e il suo contratto con la Protezione civile stracciato dalla Struttura commissariale Covid, come ha stabilito il tribunale di Roma.Messo alle strette, Conte ieri ha giocato la carta della letterina al presidente della commissione d'inchiesta Marco Lisei (Fdi) e - per conoscenza - ai presidenti delle Camere Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana per chiedere nuovamente di "conoscere la data della mia audizione, considerato che, allo stato, non ho ricevuto nessun riscontro, anche per spazzare via le false e menzognere accuse che lei per primo insieme agli altri componenti della Commissione del suo partito, mi state rivolgendo ". Poi a Sky insiste: "Sono due anni che chiedo di essere sentito, è evidente che non hanno nessun interesse ad audirmi".Due anni fa, c'è un video disponibile sulla pagina web della commissione, Lisei gli propose di dimettersi per essere audito e Conte (in una delle sue rare presenze in commissione) si rifiutò. Eppure oggi si arrabbia perché l'audizione di Galeazzo Bignami, capogruppo Fdi alla Camera e membro della medesima commissione d'inchiesta, è stata calendarizzata per domani e la sua ancora no. Sarà perché si è dimesso e Conte no? Se non ci fossero 190mila morti, 800 milioni di mascherine farlocche e dannose per la salute (lo dicono le perizie e le sentenze), milioni di commissioni a intermediari vicini al commissario all'Emergenza Domenico Arcuri o al mentore di Conte Guido Alpa - tu pensa le coincidenze - gli affari di società in orbita Pd sulle monoclonali che avrebbero potuto scongiurare il secondo lockdown e una miriade di altre stranezze, sulla hybris di Conte da Marchese del Grillo ("io so' io e voi nun siete un c...") si potrebbe pure ironizzare. "Si dimetta e si metta in fila e come tutte le persone normali senza privilegi, verrà chiamato per l'audizione - sottolinea lo stesso Bignami, chiamato a illustrare le sue denunce al Tar che costrinsero il ministro della Salute Roberto Speranza a desecretare le riunioni della task force istituita a gennaio 2020 - Se invece pensa di essere il marchese del Grillo, anzi il Conte del Grillo, ha sbagliato e non ha capito con chi a che fare".È vero che le indagini sulle mascherine e sulle consulenze ai suoi ex colleghi dello studio Alpa sono state archiviate, ma confondere il ruolo di una commissione parlamentare con un tribunale significa mescolare responsabilità penali con quelle politiche.